Category: Xperience


Neuroni zen

maggio 15th, 2013 — 9:04pm

di Anna D’Errico

Dal dottorato in neuroscienze all’arte giapponese: intervista a Greg Dunn

È possibile trasformare le immagini al microscopio dei neuroni in opere d’arte? Intrecciare il proprio dottorato in neuroscienze con un percorso artistico fino al punto di farli diventare quasi una cosa unica e coerente? Greg Dunn ci è riuscito. Avevo già parlato di lui e di come i suoi quadri e le sue stampe, così essenziali ed eleganti, mi avessero conquistata. Ho avuto il piacere di conoscere questo scienziato-artista in occasione dello scorso meeting della società di neuroscienze (SfN), a New Orleans, dove ha presentato alcune delle sue opere e, siccome oltre a essere bravo è estremamente cortese e disponibile, ne è nata poi un’intervista…

Glial Flare (Cortesia: Grag Dunn)

Continua… (Baraka, intersezioniImprobabili)

 

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Viaggi da neuroscienziato (ultima parte)

ottobre 30th, 2012 — 3:00am

Postumi del rientro

di Anna D’Errico

Già finito? Perché quando si è lì completamente immersi e trascinati dalla corrente del meeting e, diciamolo, dall’atmosfera della città è difficile rendersi conto dello scorrere del tempo. E di ritorno ci si trova a fare i conti con il sonno arretrato, il jet-lag e l’overdose di stimoli (e gadget assurdi) raccolti nelle giornate precedenti.

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Viaggi da neuroscienziato (seconda parte)

ottobre 17th, 2012 — 3:00am

Come districarsi (e sopravvivere) nel labirinto di poster e conferenze

di Anna D’Errico

Il fatto è questo: bisogna rassegnarsi. Bisogna rassegnarsi al fatto che durante il congresso si riuscirà a seguire neanche un decimo del programma e, se efficienti, alla fine si sarà riusciti sì e no a rispettare metà della scaletta che diligentemente ci si era fatti. Bisogna rassegnarsi, soprattutto se si è all’inizio, peggio, alla prima esperienza, perché si verrà catapultati in una bolgia infernale, una marea di persone che sembra (quasi) sempre perfettamente a proprio agio e che si muove rapidamente da un punto all’altro del centro congressi, parla, chatta, scrive, dorme appollaiato su un gradino, contempla la distesa di poster e exhibits di fronte a lui.

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39 mila metri. Vi sareste buttati?

ottobre 14th, 2012 — 9:41pm

a) Certo.

b) Forse.

c) Mai e poi mai.

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Viaggi da neuroscienziato (Prima parte)

ottobre 12th, 2012 — 3:00am

Ovvero: che cosa accade davvero ai congressi?

di Anna D’Errico

Ormai ci siamo: domattina volerò a New Orleans, Stati Uniti, dove dal 13 al 17 ottobre si svolgerà l’annuale rendez-vous tra neuroscienziati di tutto il mondo: il congresso della Society for Neuroscience per l’appunto, che gli insider chiamano semplicemente “Il Neuroscience”. È una cosa mastodontica, il più grande meeting di neuroscienze non solo per importanza ma anche numericamente: sono previsti più di 30 mila partecipanti e ogni volta, da 42 anni a questa parte, ospita sempre più persone, scienziati, studenti, insegnanti.

"Il Neuroscience"

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Il bozzolo di Darwin

settembre 14th, 2012 — 3:00am

Tra collezioni ed evoluzione

di Chiara Mancini

Il Museo di Storia Naturale di Londra è imponente e suggestivo, soprattutto quando verso sera assume un’aria severa e si incupisce. Mostra così la magnificenza del suo stile neogotico che con il buio conferisce ai dintorni un aspetto alquanto lugubre. Tra le stanze silenziose riposano reperti fossili di antichi dinosauri, modelli di animali e vegetali, oggetti e collezioni orgogliosi di essere osservati durante gli orari di apertura da chi con occhi curiosi si lascia condurre in percorsi che si districano nelle ali dell’immensa struttura.

Natural History Museum di Londra. (Cortesia: Chiara Mancini)

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Ci siete andati?

maggio 20th, 2012 — 3:00am

A conoscere Randi

Siete stati a un appuntamento tra quelli che vi avevamo suggerito e avete incontrato James Randi? Se l’avete fatto vi siete trovati di fronte a un uomo straordinario, se non l’avete fatto vi siete persi un’occasione. Noi eravamo al Cinema Odeon di Milano mercoledì sera, incuriositi da un vecchietto arzillo in grado di stupire e ammaliare.

 

James Randi. (Cortesia: Chiara Mancini)

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Il Sole a scuola

ottobre 19th, 2010 — 5:19pm

Astro.Net: una follia di successo

di Marco Cagnotti

Quest’intervista è disponibile in versione
ridotta anche nel podcast
di Quarantadue

Metti un tizio con un chiodo fisso. Metti una scuola che fa sperimentazione didattica. Metti un branco di studenti tendenzialmente fancazzisti (come tutti gli studenti). Mescola. Aspetta due anni e guarda che cos’è venuto fuori. Astro.Net, si chiama.

Continua… (Stukhtra)

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Il mentalista

giugno 13th, 2010 — 8:00am

di Chiara Mancini

“Un bel respiro e… bum! Ce l’hai?”. Incredibile: ce l’avevo. Non potreste mai immaginare la mia meraviglia. Una parola mi era saltata alla mente. Ma da dove era arrivata? Non lo sapevo nemmeno io. Eppure c’era, lo giuro, era lì, apparsa improvvisamente dal nulla. Suggestione? Telepatia? Illusione? Comunicazione subliminale? Magia? E chi lo sa… Comunque fosse, non potevo pensarci in quel momento, dovevo solo scrivere la mia parola su un foglio e tenerla nascosta.

Ero sul palco del Teatro Esedra, ieri sera, a Torino. I miei occhi catturati da Francesco Tesei, mentalista.

Accanto a noi anche Renato, uno spettatore tra tanti, scelto a caso dalla platea, proprio come me. Renato aveva in mano un libro e con il dito tra le pagine stava attento a non perdere il segno da un punto in particolare. Quel punto corrispondeva a una pagina alla quale io l’avevo fermato mentre era intento a sfogliare il libro. Da quella pagina Renato aveva poi scelto una parola. Secondo Tesei, io avrei dovuto indovinarla. “Impossibile”, continuavo a ripetermi. “Assolutamente impossibile. Non sono mica capace. Figuriamoci, con tutte le parole che ci sono”. E già stavo pensando a cosa diavolo scrivere su quel foglio. Quale parola aveva scelto Renato? Ero in panico. Finché… eccola, era arrivata, così, nel silenzio della mia mente. Dopo averla scritta con cura, la custodivo gelosamente tenendo il foglio ben sollevato e vicino al petto, in modo da proteggerlo da occhi indiscreti. “Renato, di’ a tutti la parola che hai scelto”, lo incalzò Tesei. “Linguaggio”, disse Renato a voce alta. Ero sempre più stupita. Già, perché non si trattava della mia parola. Ora che l’impossibile era diventato possibile, tornava a essere impossibile. Una parola mi era caduta dal cielo come una pallina lanciata da un giocoliere e la mia mente l’aveva prontamente afferrata. Doveva per forza essere giusta. “Chiara, vuoi girare il tuo foglio?”. Lo girai, tra l’incredulo e il sospetto. Tutti lessero la mia parola e risero. A quanto pare Tesei aveva ciccato in pieno. Sul foglio, infatti, stava scritto “Gioco”. Un attimo di imbarazzo, con Tesei che cercava di rimediare alla figuraccia: “Beh, in fondo il linguaggio è un gioco”, ma era chiaro che si trattava di un bluff ed ero pronta al colpo di scena. A terra, sul palco, era rimasta una scatola dal coperchio trasparente, utilizzata in uno dei giochi precedenti. “Vieni, Chiara, vieni, apriamo insieme la scatola”. C’era un foglio piegato. Tesei lo aprì mostrandolo a tutti. Da un lato era scritto “Linguaggio” e dall’altro? Eh sì, c’era proprio scritto “Gioco”. Scesa dal palco, ero allo stesso tempo ammirata e sconcertata. “Di’ la verità: eravate d’accordo?”: mi chiese un vicino di posto. Ero ancora talmente incredula che nemmeno riuscivo a rispondergli. Non l’avevo mai incontrato prima, questo Tesei, e non ero affatto d’accordo con lui. Pazzesco.

Se non fosse stata una serata organizzata dal CICAP Piemonte e se non fosse stato Tesei stesso ad ammettere di non credere nel paranormale, dopo l’esperienza di ieri sera avrei detto che qualcosa di paranormale era accaduto. Perché l’abile mentalista ha lasciato a bocca aperta anche il più scettico degli scettici. E invece niente di paranormale: si è trattato solo, si fa per dire, di giocare con l’immaginazione e le straordinarie potenzialità della mente. Indovinare parole impresse solo nel pensiero dello spettatore, intuire i colori scelti e le mosse fatte, smascherare bugie e riconoscere verità. E’ così che il Mind Juggler, il giocoliere della mente, come ama definirsi, utilizzando tecniche di comunicazione subliminale, di mentalismo e di illusionismo psicologico, ha regalato alla sala gremita di persone uno spettacolo meraviglioso. Da rimanere senza parole.

No, non è vero, a me una parola è rimasta: gioco. E dunque grazie, Francesco, per questo gioco che hai fatto fare alla mia mente.

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