di Chiara Mancini
“Un bel respiro e… bum! Ce l’hai?”. Incredibile: ce l’avevo. Non potreste mai immaginare la mia meraviglia. Una parola mi era saltata alla mente. Ma da dove era arrivata? Non lo sapevo nemmeno io. Eppure c’era, lo giuro, era lì, apparsa improvvisamente dal nulla. Suggestione? Telepatia? Illusione? Comunicazione subliminale? Magia? E chi lo sa… Comunque fosse, non potevo pensarci in quel momento, dovevo solo scrivere la mia parola su un foglio e tenerla nascosta.
Ero sul palco del Teatro Esedra, ieri sera, a Torino. I miei occhi catturati da Francesco Tesei, mentalista.

Accanto a noi anche Renato, uno spettatore tra tanti, scelto a caso dalla platea, proprio come me. Renato aveva in mano un libro e con il dito tra le pagine stava attento a non perdere il segno da un punto in particolare. Quel punto corrispondeva a una pagina alla quale io l’avevo fermato mentre era intento a sfogliare il libro. Da quella pagina Renato aveva poi scelto una parola. Secondo Tesei, io avrei dovuto indovinarla. “Impossibile”, continuavo a ripetermi. “Assolutamente impossibile. Non sono mica capace. Figuriamoci, con tutte le parole che ci sono”. E già stavo pensando a cosa diavolo scrivere su quel foglio. Quale parola aveva scelto Renato? Ero in panico. Finché… eccola, era arrivata, così, nel silenzio della mia mente. Dopo averla scritta con cura, la custodivo gelosamente tenendo il foglio ben sollevato e vicino al petto, in modo da proteggerlo da occhi indiscreti. “Renato, di’ a tutti la parola che hai scelto”, lo incalzò Tesei. “Linguaggio”, disse Renato a voce alta. Ero sempre più stupita. Già, perché non si trattava della mia parola. Ora che l’impossibile era diventato possibile, tornava a essere impossibile. Una parola mi era caduta dal cielo come una pallina lanciata da un giocoliere e la mia mente l’aveva prontamente afferrata. Doveva per forza essere giusta. “Chiara, vuoi girare il tuo foglio?”. Lo girai, tra l’incredulo e il sospetto. Tutti lessero la mia parola e risero. A quanto pare Tesei aveva ciccato in pieno. Sul foglio, infatti, stava scritto “Gioco”. Un attimo di imbarazzo, con Tesei che cercava di rimediare alla figuraccia: “Beh, in fondo il linguaggio è un gioco”, ma era chiaro che si trattava di un bluff ed ero pronta al colpo di scena. A terra, sul palco, era rimasta una scatola dal coperchio trasparente, utilizzata in uno dei giochi precedenti. “Vieni, Chiara, vieni, apriamo insieme la scatola”. C’era un foglio piegato. Tesei lo aprì mostrandolo a tutti. Da un lato era scritto “Linguaggio” e dall’altro? Eh sì, c’era proprio scritto “Gioco”. Scesa dal palco, ero allo stesso tempo ammirata e sconcertata. “Di’ la verità: eravate d’accordo?”: mi chiese un vicino di posto. Ero ancora talmente incredula che nemmeno riuscivo a rispondergli. Non l’avevo mai incontrato prima, questo Tesei, e non ero affatto d’accordo con lui. Pazzesco.
Se non fosse stata una serata organizzata dal CICAP Piemonte e se non fosse stato Tesei stesso ad ammettere di non credere nel paranormale, dopo l’esperienza di ieri sera avrei detto che qualcosa di paranormale era accaduto. Perché l’abile mentalista ha lasciato a bocca aperta anche il più scettico degli scettici. E invece niente di paranormale: si è trattato solo, si fa per dire, di giocare con l’immaginazione e le straordinarie potenzialità della mente. Indovinare parole impresse solo nel pensiero dello spettatore, intuire i colori scelti e le mosse fatte, smascherare bugie e riconoscere verità. E’ così che il Mind Juggler, il giocoliere della mente, come ama definirsi, utilizzando tecniche di comunicazione subliminale, di mentalismo e di illusionismo psicologico, ha regalato alla sala gremita di persone uno spettacolo meraviglioso. Da rimanere senza parole.
No, non è vero, a me una parola è rimasta: gioco. E dunque grazie, Francesco, per questo gioco che hai fatto fare alla mia mente.