Il motto latino “mens sana in corpore sano” è spesso inteso come un invito all’esercizio fisico: con un corpo in forma, il cervello sta meglio. Ma perché non far fare un po’ di palestra anche alla nostra materia grigia? Da quando questa idea ha preso piede sono spuntati diversi software per il “cognitive training”, videogiochi per la ginnastica della mente che allenano memoria e concentrazione. E, secondo un nuovo studio, simili giochi possono anche aiutare chi soffre di insonnia.
“Sono le tre e mezza del mattino. Ancora…” (Cortesia: Pablo Fernández)
I fischi, per l’uomo, non sono certo un modo raffinato di comunicare: con un fischio attiriamo l’attenzione, dimostriamo approvazione o disappunto, e poco altro. Esistono però rari casi di linguaggi composti solo da fischi, come quello usato dai pastori di La Gomera per comunicare tra loro a grandi distanze. Nel regno animale poi non siamo certo gli unici “fischiatori”. Uno in particolare usa tali suoni anche come una sorta di firma: stiamo parlando del delfino.
Chissà che cosa si raccontano… (Cortesia: Jeff Kraus)
Bzzz…bzzz…bzzz…Un bombo svolazza in giro per il campo in cerca di fiori. Bzzz…bzzz…bzzz…Usa la vista per individuarli e pure l’olfatto. Bzzz…bzzz…bzzz… Ma si serve anche del campo. Quello elettrico, s’intende.
Bzzz...bzzz...campo elettrico più positivo=fiore vuoto. (Cortesia: Christian Stamm)
Giornata intensa, un corri corri fino a sera quando, tornati a casa, compiamo quel gesto meraviglioso di togliere i vestiti e metterci comodi. È in quel momento, mentre ci stiamo sfilando la maglia a braccia alte e ascelle spalancate che cogliamo il nostro io più profondo. Una sola sniffata è sufficiente, ci crogioliamo giusto un attimo nel nostro odore, un ghigno a metà tra il compiaciuto e il tramortito e poi via sotto la doccia. Affascinante. Eppure che cosa sia a permetterci di distinguere il nostro odore da quello degli altri non è ancora chiaro.
Annusa il tuo odore. Lo riconosci? (Cortesia: Anna Harris)
Una recente intervista di Marco Affini ad Angelo Sommaruga:
Angelo Sommaruga, apicoltore di grandissima esperienza e rilevanza internazionale, ha collaborato al progetto “Nidi d’Ape”, un ambizioso studio sulle popolazioni di apoidei del Verbano. In questo video ci spiega del progetto mostrandoci anche i nidi artificiali al nucleo della ricerca.
La notizia ha lasciato sorpresi persino gli stessi scopritori: un insetto africano trovato a nidificare nell’area protetta del Fondo Toce, una delle aree protette del Verbano – Cusio – Ossola
di Marco Affini
Quando tre anni fa nacque dall’idea di tre professori dell’istituto L. Cobianchi di Verbania, Patrizia Balzarini, Claudio Vicari e Carlo Ramoni, e di Angelo Sommaruga, apicoltore di più che ventennale esperienza, il progetto “Nidi d’Ape”, non ci si aspettava certo di arrivare a una scoperta del genere. Trovare un’ignara Creightonella intenta a nidificare come se niente fosse nella riserva sul lago Maggiore, un punto lontano almeno qualche migliaio di chilometri da dove ci si aspetterebbe di trovare questo insetto, era senza dubbio l’ultima delle ipotesi. Il progetto puntava infatti a uno scopo ambizioso: gettare un po’ di luce su una classe di animali tra i più sottovalutati, e allo stesso tempo temuti: gli apoidei. Tuttavia nessuno si aspettava di fare un ritrovamento del genere.
Esistono nel nostro mondo specie così fortunate da possedere più di un cuore che batte al loro interno: il polpo, per esempio, è dotato di ben 3 cuori e il lombrico ne ha addirittura 5. Ma noi no: noi ne abbiamo uno soltanto e dobbiamo quindi tenercelo stretto e augurarci che svolga sempre il suo dovere in modo da mantenerci sani e vigorosi. In alcune condizioni però, il sangue non riesce più ad arrivare al muscolo cardiaco e le cellule che lo compongono non ricevono l’ossigeno e i nutrienti necessari per continuare a vivere. Il vero problema è che, una volta che le cellule del cuore sono morte, non è più possibile sostituirle e quindi la forza della pompa cardiaca si riduce e può causare problemi e disagi alla persona colpita dall’infarto. Sarebbe bello dunque trovare un modo per rigenerare il tessuto lesionato. Una recente scoperta realizzata da Mauro Giacca, ricercatore presso l’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology di Trieste, sembra avere aperto una via per rendere possibile la completa guarigione di un cuore danneggiato.
Sezione di un cuore infartuato: l’alone scuro nella parte superiore del muscolo cardiaco indica la presenza di necrosi dovuta alla morte dei miociti. (Cortesia: Patrick J. Lynch)
Una nuova strategia adottata da passeri e fringuelli
di Roberta Rita Sacchi
Quando la nostra casa è invasa dagli scarafaggi, il nostro primo pensiero è quello di chiamare la disinfestazione. Se però è il nido di un uccellino a essere invaso dai parassiti? Non potendo chiamare la disinfestazione, il proprietario è costretto a cercare altri rimedi.
Un esemplare maschio di Carpodacus mexicanus. (Cortesia: John Benson)
Ogni mamma in dolce attesa desidera il meglio per il bimbo che porta in grembo. Pur di assicurarsi che suo figlio nasca sano, intelligente e forte è disposta a tutto. Anche a fare delle rinunce. Ora, che l’abuso di alcool durante la gravidanza abbia degli effetti deleteri sullo sviluppo del feto è cosa risaputa. Ma quali sono le conseguenze di un consumo moderato di bevande alcoliche? Domanda difficile alla quale i medici stessi rispondono in modo discordante. Il tuo ginecologo di fiducia ti rassicura sul fatto che un bicchiere a pasto non è poi così tragico, mentre l’ostetrica della tua migliore amica vieta addirittura il brindisi di Capodanno. La ricerca pubblicata su PLoS One da Ron Gray, dell’Università di Oxford, potrebbe chiarire la situazione una volta per tutte e rassicurare le tante mamme in cerca di risposte. Infatti il suo di scienziati ha identificato una relazione tra il consumo di alcool da parte della madre durante la gravidanza e la diminuzione del quoziente intellettivo (QI) del nascituro.
Brindisi in gravidanza? No grazie! (Cortesia: Bethany Brown & Rodasabrao)
Storia della scoperta di un microrganismo preistorico
di Silvia Malacrida
Nel Triassico, circa 200 milioni di anni fa, i primi colossi della Terra stavano incominciando a popolare il nostro pianeta. Tra dinosauri giganteschi e una vegetazione ancora primitiva, un piccolo essere vivente era intento a tessere un morbido bozzolo, culla delle uova che, schiudendosi, avrebbero dato origine a tante giovani sanguisughe preistoriche. Ma il vero protagonista della nostra storia è un organismo ancora più piccolo, un protozoo che restò impigliato nella trappola prodotta dalla sanguisuga e vi rimase per milioni di anni in attesa di essere riportato alla luce. Pochi giorni fa nelle terre fredde e desolate dell’Antartide un gruppo di uomini ha dissepolto il bozzolo e, compresa l’importanza della scoperta, ne ha dato immediatamente l’annuncio in un articolo sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” (PNAS).
Il bozzolo fossilizzato contenente il microrganismo preistorico è stato scoperto in Antartide nei pressi di Timber Peak, vetta situata nella parte settentrionale della Terra Vittoria. (Cortesia: Andrew Mandemaker)
Spesso per leggere nel pensiero lo sguardo non basta
di Martina Poletti
Quante volte abbiamo sentito dire “Ti si legge in faccia che stai mentendo!” oppure “Vedo dal tuo sguardo che sei triste, è successo qualcosa?” senza mai pensare che, nella maggior parte dei casi, un volto non dice tutto. Spesso infatti può essere ingannevole, come quando ci troviamo di fronte a una persona molto brava a nascondere i propri sentimenti.
Giocatore esultante per la vittoria. (Cortesia: Doha Stadium Plus Qatar)
Là sotto il buio era impenetrabile. Ed era umido e maledettamente freddo. Eppure dei coraggiosi riuscirono a sopravvivere sepolti vivi per quasi 3.000 anni.
Il lago Vida, un mondo sotto i ghiacci. (Cortesia: Nature)
Il campanello d’allarme da una piccola lumaca di mare
di Ettore Balbi
Un mare acido che scioglie qualunque cosa vi si immerga è un’immagine fantascientifica? Probabilmente molti di noi risponderebbero di sì. Eppure Geraint Tarling, del British Antarctic Survey a Cambridge, in Inghilterra, ritiene quest’apocalittica immagine non del tutto improbabile.
Quando si pensa al sudore si ha una ben precisa e poco poetica immagine in mente. Eppure le ghiandole sudoripare sembrano renderci anche un servizio apprezzato: ci aiutano a guarire. Anzi, a essere precisi, aiutano la nostra pelle a guarire.
Ingrandimento di pelle umana durante la sudorazione: gran parte della secrezione è affidata alle ghiandole eccrine. (Cortesia: Minghong)
Le probabilità di curare con successo un tumore dipendono in gran parte dallo stadio in cui si trova quando viene diagnosticato, oltre che dalla parte colpita. Le ricerche di Rebecca Leary e dei colleghi Victor Velculescu e Louis Diaz, della John Hopkins University School of Medicine di Baltimora, si concentrano sull’analisi di cromosomi anomali presenti nel sangue individuati attraverso il confronto con genomi sani. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su “Science Translational Medicine” e sono di grande rilevanza per la scoperta di un comune denominatore in tutte le cellule tumorali: la presenza di alterazioni del DNA.
Il nuovo test analizza le alterazioni nel DNA, individuate da più colori sullo stesso cromosoma. (Cortesia: Mira Grigorova and Paul Edwards/University of Cambridge)
Che cosa fate se vostro figlio non mangia? Dopo numerosi pasti passati a insistere con ogni mezzo, correte subito ai ripari chiedendo una consulenza medica. Ma se vostro figlio mangia senza difficoltà, talvolta esagerando? Troppo spesso capita che i genitori non vengono turbati da questo comportamento, lasciando il bambino in balìa del cibo. Oggi, grazie a uno studio interamente italiano, è possibile prevedere dalla nascita se il bambino è predisposto a diventare obeso, in modo da sollecitare, in caso, una maggiore attenzione dei genitori all’alimentazione e allo stile di vita del piccolo.
ATTENZIONE: da mangiare con moderazione! (Cortesia: Y6y6y6)
Se la strega Grimilde, invece della mela, avesse dato a Biancaneve un pompelmo e del Valium sicuramente la fanciulla non si sarebbe mai più risvegliata. Questa potrebbe essere un’immagine un po’ macabra ma è proprio uno degli effetti provocati da certi farmaci se assunti con il succo di pompelmo.
Capita a volte nel cuore della notte di svegliarci nell’oscurità più totale presi da un forte desiderio di bere o di dover andare alla toilette. Armandoci di un grande coraggio, usciamo dalle calde lenzuola, ma inciampiamo in qualche oggetto perso nell’oscurità. Se avessimo acceso la luce questo non sarebbe accaduto. Certo, se avessimo avuto i poteri dei pipistrelli…
Un pipistrello in una caverna, il suo habitat naturale. (Cortesia: robstephaustralia)
Qual è il problema dei pesci al giorno d’oggi? Prendono troppi farmaci. No, non è uno scherzo. Certo, al contrario dell’uomo, la fauna acquatica non sceglie quali medicine assumere: subisce gli scarti dell’attività umana scaricati giù per i nostri tubi, con conseguenze inattese.
Che siano usati o gettati, i farmaci restano in circolazione più di quanto pensassimo. (Cortesia: e-MagineArt.com)
Esiste, in alcuni individui, una molecola responsabile dell’eccessiva sonnolenza
di Silvia Malacrida
Chi di noi non si sente pieno di energie dopo una bella dormita? È appurato che il sonno è un’attività indispensabile per mantenersi in forma e per svolgere con profitto le normali attività quotidiane. Già dall’esperienza di tutti i giorni possiamo notare che dormire il giusto apporta grandi benefici all’organismo e accresce la qualità della vita. Tra l’altro, e anche questo lo insegna l’esperienza comune, rimanere qualche ora a poltrire nel letto, ogni tanto, migliora sicuramente l’umore e, perché no, anche l’aspetto fisico. Ma che cosa succede quando il sonno diventa una malattia?
I sintomi dell’ipersonnia tendono a comparire già in giovane età e i segnali ricorrenti sono: ansia, aumento della durata del sonno, costante necessità di dormire, confusione e disorientamento (Cortesia: photl.com)
Una nuova scoperta sul mondo degli Herpes Virus. E non solo…
di Roberta Rita Sacchi
Avere un genoma di piccole dimensioni non significa per forza essere semplici. 20 anni fa è stato sequenziato il genoma dell’Herpes Virus, le cui dimensioni corrispondono a 200 mila paia di basi. Si pensava che sarebbe bastato studiare la composizione in geni per identificare quali fossero le proteine prodotte dal virus. Questa ipotesi è stata smentita dagli scienziati del Max Planck Institute (MPI) di biochimica a Martinsried, vicino a Monaco di Baviera, e dai loro collaboratori dell’Università della California a San Francisco che, analizzando in modo approfondito i prodotti genici del virus, hanno dimostrato quanto siano straordinariamente complessi questi piccoli microrganismi.
Schema di un citomegalovirus (Cortesia: Emmanuel Boutet)
Ecco la risposta degli scriccioli agli inganni dei cuculi
di Margherita Nobile
Nel Sud-Est dell’Australia lo scricciolo della specie Malurus cyaneus, chiamato anche scricciolo azzurro superbo, ha ideato uno stratagemma per la sopravvivenza e la protezione dei propri piccoli: si tratta di un codice tra madre e uova. Ogni madre canta alle proprie uova una melodia, che è unica, con una struttura ben definita che solo gli scriccioli riescono a imparare e a riprodurre fedelmente. Com’è possibile che solo gli scriccioli riescano a ripeterla correttamente? E’ una caratteristica genetica? A svelare il segreto di questo codice sono alcuni esperti della Flinders University di Adelaide.
Esemplare di scricciolo Malurus cyaneus. (Cortesia: JJ Harrison)
Zanzare, un filo d’erba passato sul braccio… Chi non ha mai provato una sensazione di prurito addosso? In ambito sanitario il prurito viene definito “uno stimolo che porta le persone a grattarsi”. Stimolo che, come hanno scoperto alcuni scienziati inglesi, può anche essere di tipo visivo.
Grattarsi: chi non lo ha mai fatto? Un'azione parecchio comune (Cortesia: Archos)
Furono scoperte dodici anni fa. Numerosissime, codificate nel “piccolo” genoma di Arabidopsis thaliana, pianta infestante che è ormai l’organismo più utilizzato come modello nella genetica vegetale. Sono le pentatricopeptide repeat (PPR), ovvero sequenze ripetute di trentacinque amminoacidi ciascuna che, fino a tempi recenti, sembravano essere di interesse quasi esclusivo della fisiologia vegetale. Le si può infatti trovare una vicino all’altra in proteine che svolgono molteplici ruoli nell’editing delle molecole di RNA negli organelli delle cellule delle piante, dove hanno il ruolo di influenzare per esempio l’efficienza della fotosintesi. Ma simili proteine sono state trovate anche nei mitocondri delle cellule di mammifero, sono oggetto di studio pure nell’uomo e si è scoperto che possono interagire in modo specifico con l’RNA.
Modello del riconoscimento di sequenze di RNA a opera di proteine PPR. (Cortesia: Charlie Bond, University of Western Australia).
Immaginate di avere il cancro e di dovervi sottoporre alla peggiore delle chemioterapie. Immaginate che questa chemioterapia funzioni, di guarire. Immaginate ora di essere una giovane donna che è appena guarita da un cancro devastante e che vuole solo avere una vita normale, con una famiglia e tanti bei bambini che zampettano in giro per casa. Ma scoprite che grazie a quella chemioterapia, per mille motivi, le vostre cellule uovo, quelle che vi permetterebbero di avere queste creaturine, sono del tutto inutilizzabili. Terribile, no? Ora immaginate che si possa prendere una cellula qualunque del vostro corpo (della pelle, del sangue, una qualunque) e trasformarla in questa tanto agognata cellula uovo. Unirla con uno spermatozoo in una normalissima fecondazione artificiale e farne uscire un bel bebè sano. Non sarebbe fantastico? Ebbene, forse un giorno questo sarà possibile grazie allo studio di Katsuhiko Hayashi e dei suoi colleghi della Kyoto University, pubblicato su “Science”.
Giovani topini nati da un'insolita cellula (Cortesia: Katsuhiko Hayashi)
Dalle scimmie all’uomo: una possibilità di prevenzione
di Melania Maria Serafini
Avete mai pensato come fa il corpo a produrre l’energia necessaria alla vita? Tutto ciò che mangiamo entra nell’organismo e viene digerito, cioè scomposto in molecole semplici. Ma poi come si ricava energia da queste molecole? La risposta si trova nei mitocondri, i nostri produttori di energia. Una ricerca pubblicata su “Nature” presenta un nuovo approccio allo studio di malattie legate alle mutazioni di queste “batterie” biologiche.
Una cellula uovo fecondata in vitro (Cortesia: California IVF)
Quando facciamo riferimento al termine “intelligenza” intendiamo l’insieme delle capacità psichiche e mentali che permettono al soggetto di interpretare fenomeni ed eventi relazionandoli tra loro. Noi limitiamo il concetto di intelligenza all’ambito umano, ma ci sono elementi che pongono dei dubbi su questa nostra presunzione. Sono infatti innumerevoli gli esempi di intelligenza che gli animali hanno offerto nel corso del tempo, come l’organizzazione complessa e perfetta messa in atto dal branco predatore durante la caccia, oppure la capacità dell’orso bianco di cacciare la foca aspettandola pazientemente per farle poi crollare addosso un lastrone di ghiaccio allo scopo di bloccarla e catturarla.
Recentemente alcuni ricercatori hanno tenuto sotto osservazione un piccolo cacatua bianco appartenente a una colonia in cattività in Austria: Figaro ha dimostrato una straordinaria abilità nel costruire strumenti.
"Uff, uff...'sti scienziati: invece di darmi una mano, stanno lì a fissarmi. Mah...non mi sembrano molto intelligenti" (Cortesia: Alice Auersperg)
Misteri, enigmi, arcani. Ci sono molti modi per definire i fatti inspiegabili, dai quali l’uomo è sempre stato spaventato e attratto al tempo stesso. Scienza, religione e società si sono sviluppate attraverso la nostra curiosità e capacità di spiegare o meno le cause dietro agli eventi: un talento, questo, mai documentato negli altri animali. Ma come si è evoluta un’abilità così peculiare? E soprattutto, siamo davvero gli unici a possederla?
Un corvo armeggia con un bastoncino per procurarsi il cibo. (Cortesia: Università di Auckland)
Si può pensare, anche solo virtualmente, al cervello come un puzzle? Cellule cerebrali come colorati tasselli di cartone? Il puzzle è un gioco di precisione e pazienza, ogni pezzo ha un suo posto, collegato in maniera esatta ad altri. Non ci si può sbagliare e, se si sbaglia, si deve riprovare. Alla fine, per tentativi ed errori, apparirà sotto i nostri occhi una chiarissima immagine, frastagliata però dai punti di congiunzione di quei piccoli pezzi di cartone. E quanti pezzi potrebbero servire se dovessimo costruire un cervello? Cento, cinquecento, mille? No: molti, ma molti di più.
Il complicato puzzle cerebrale. (Cortesia: USF Health at the University of South Florida)