Tag: paleontologia
dicembre 11th, 2012 — 8:34pm
Storia della scoperta di un microrganismo preistorico
di Silvia Malacrida
Nel Triassico, circa 200 milioni di anni fa, i primi colossi della Terra stavano incominciando a popolare il nostro pianeta. Tra dinosauri giganteschi e una vegetazione ancora primitiva, un piccolo essere vivente era intento a tessere un morbido bozzolo, culla delle uova che, schiudendosi, avrebbero dato origine a tante giovani sanguisughe preistoriche. Ma il vero protagonista della nostra storia è un organismo ancora più piccolo, un protozoo che restò impigliato nella trappola prodotta dalla sanguisuga e vi rimase per milioni di anni in attesa di essere riportato alla luce. Pochi giorni fa nelle terre fredde e desolate dell’Antartide un gruppo di uomini ha dissepolto il bozzolo e, compresa l’importanza della scoperta, ne ha dato immediatamente l’annuncio in un articolo sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” (PNAS).

Il bozzolo fossilizzato contenente il microrganismo preistorico è stato scoperto in Antartide nei pressi di Timber Peak, vetta situata nella parte settentrionale della Terra Vittoria. (Cortesia: Andrew Mandemaker)
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novembre 25th, 2012 — 2:15pm
Dagli attuali studi sulle ossa lunghe ai dinosauri del passato
di Ettore Balbi
Un articolo, pubblicato da Charlotte A.Brassey, dell’Università di Manchester, e dai suoi colleghi sul “Journal of the Royal Society Interface”, ha suscitato grande interesse, facendo luce sulla relazione esistente tra la curvatura delle ossa lunghe e la loro resistenza.

Rappresentazione di un osso lungo: una porzione centrale detta diafisi posta tra due estremità tondeggianti dette epifisi
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dicembre 16th, 2011 — 10:57am
Nessuno sfuggiva al suo occhio
di Eliana Intruglio
“Ecco! Ti ho beccato!”: non era difficile per Anomalocaris, un artropode primitivo, trovare le sue prede grazie alla vista formidabile, che poteva contare su 16 mila microcelle per ogni occhio composto. Un vero genio della caccia. Una ricerca pubblicata di recente sulla rivista “Nature” dimostra che quest’eccezionale capacità percettiva può essere confrontata con quella delle attuali libellule, fornendo una prova certa dell’appartenenza di questa creatura alla famiglia degli artropodi. Inoltre evidenzia che l’occhio composto di Anomalocaris si è evoluto da un esoscheletro indurito. Ma come hanno fatto gli scienziati a scoprire tutto ciò?

Ricostruzione di un Anomalocaris. (Cortesia: Nobu Tamura)
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dicembre 5th, 2011 — 3:00am
I fossili rivelano questa dieta
di Eliana Intruglio
Si è scoperto che gli uccelli, da sempre ritenuti parenti dei dinosauri, sono stati anche prede di questi ultimi. Infatti gli scienziati hanno trovato alcuni resti di uccello nello stomaco di un dinosauro fossilizzato.

Enantiornithes simile a quello rinvenuto nello stomaco di Microraptor gui. (Cortesia: Laikayiu)
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novembre 17th, 2011 — 3:30am
Sognando di trovare fossili stando comodamente seduti a casa
di Francesca Alberti
Che cosa hanno in comune la paleontologia, il filtro antispam e un software di riconoscimento? Molto, da qualche tempo. Ovvero utilizzano un software con la stessa struttura che permette di riconoscere e classificare nuovi elementi sulla base di categorie e altri dati precedentemente inseriti in un sistema.

L'evoluzione della paleontologia. Cortesia: Francesca Alberti
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novembre 14th, 2011 — 3:00am
Il mistero era racchiuso nei fossili
di Giuditta Romeo
Leggendo la notizia di primo acchito potremmo pensare: “Fantastico! Se volessimo sarebbe possibile risalire al colore dei capelli dei nostri avi”. Già, perché quante cose si possono sapere partendo da un fossile? Tante. Una di queste riguarda il colore del piumaggio dell’antico uccello primitivo Archaeopteryx. Proprio la ricerca di Ryan Carney, della Brown University di Providence, negli Stati Uniti, è stata presentata al 71.esimo meeting annuale della Society of Vertebrate Paleontology, tenutosi a Las Vegas, e ha fatto luce su questo mistero.

Archaeopteryx era nero, non marrone. (Cortesia: Witmer & Ridgely, Ohio University, e NHM, Londra)
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maggio 4th, 2011 — 3:00am
Lo dicono gli occhi
di Chiara Mancini
Due dinosauri stanno combattendo e si uccidono l’un l’altro. La sabbia del deserto del Gobi li ricopre e il tempo li riporta a noi, impacchettati per benino come fossili capaci di rivelare informazioni di un lontano passato. Informazioni che cambiano, se cambia il punto di vista dal quale si osserva. In questo caso, poi, potremmo dire che cambia addirittura l’occhio. Si scopre così che alcuni antichi predatori cacciavano affidandosi al buio.

La caccia notturna del Velociraptor. (Cortesia: cobalt)
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aprile 29th, 2011 — 3:00am
Come teneva il collo il brontosauro?
di Giulia Lucconi
Corpo imponente, molto imponente. Ma soprattutto collo lungo, molto lungo. Il suo vero nome è Apatosaurus ed è il cugino minore del Brachiosaurus: signore e signori, ecco a voi il brontosauro. Questo gigantesco animale viveva sul nostro pianeta tra 230 e 65 milioni di anni fa, nell’Era Mesozoica. Grazie alle sue straordinarie dimensioni non veniva cacciato dagli altri dinosauri e il suo stomaco era adeguato a digerire l’enorme quantità di cibo che ingurgitava.

Troppa fatica sollevare la testa. Ma forse facendo contrappeso con la coda...
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aprile 27th, 2011 — 3:00am
Minuscole ossa in un lungo viaggio evolutivo
di Aristotele Karytinos
Lo sapevi che nell’orecchio si trovano le più piccole ossa del nostro corpo? Si chiamano martello, incudine e staffa in virtù della loro forma particolare e trasmettono le vibrazioni del timpano, che a sua volta è supportato da un altro ossicino detto anello ectotimpanico. Nell’insieme, queste ossa costituiscono un meraviglioso meccanismo con un ruolo molto specifico. Eppure non sono sempre state lì dove sono ora. Se non ci credi, un nostro piccolo antenato ha fatto capolino dal passato per mostrarci come sono andate davvero le cose.

Del Liaoconodon hui ci restano ormai solo i fossili, eppure può ancora raccontarci molte cose. (Cortesia: Nature)
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aprile 20th, 2011 — 3:00am
In un uovo deposto 110 milioni di anni fa
di Roberto Insolia
La testa piccola, il collo allungato, la coda ancora più lunga e un corpo da 100 tonnellate in 40 metri di lunghezza: questi sono i sauropodi, il gruppo di dinosauri che forse più di tutti si avvicina all’idea che ognuno di noi ha di questi antichi vertebrati terrestri, estinti circa 65 milioni di anni fa. Immaginiamo ora questo colosso dentro un uovo, deposto circa 110 milioni di anni fa nelle vicinanze dell’attuale deserto del Gobi, in Mongolia. Sì, perché il paleontologo Gerald Grellet-Tinner, del Field Museum di Chicago, ha identificato l’embrione completo di un sauropode, come descritto nell’articolo appena pubblicato su “Gondwana Research”.

Sauropodi del genere Alamosaurus. (Cortesia: DiBgd)
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marzo 10th, 2011 — 3:00am
Indizi sulla storia evolutiva degli Artropodi
di Aristotele Karytinos
In ginocchio in mezzo a una distesa rocciosa, il paleontologo cerca tesori sepolti dal tempo. Sceglie una pietra. La scalpella una, due volte. Di certo lo studioso spera in una sorpresa, qualcosa di nuovo su cui mettere le mani. Eppure, anche così, non sempre è preparato a ciò che gli si presenta davanti…

Una rappresentazione di Diania cactiformis, come doveva essere quando ancora poteva andare a spasso. (Cortesia: Nature)
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novembre 29th, 2010 — 9:59am
Non troppo grandi, però, perché non riescono a disperdere bene il calore
di Arianna Delpiano
65 milioni di anni fa un asteroide colpì la Terra e la devastò: era l’inizio dell’”Era Terziaria” e i dinosauri vennero definitivamente spazzati via. Sul nostro pianeta si fecero avanti i mammiferi, che fino ad allora non avevano avuto la possibilità di crescere e svilupparsi liberamente. E’ stato John Alroy, dell’Università della California a Santa Barbara, a confermare quest’ipotesi, quando dieci anni fa ha dimostrato che i mammiferi subirono una crescita costante solo dopo l’estinzione delle “grandi lucertole”. Oggi è Felisa Smith, dell’Università del New Mexico, che assieme ai suoi colleghi si sta occupando dell’interessante questione. Esaminando i fossili di diversi mammiferi provenienti da Africa, Eurasia e America, i ricercatori hanno scoperto che questi animali si sono sviluppati negli anni secondo un modello preciso “replicato attraverso lo spazio e il tempo”.

Indricotherium: chi mai avrebbe voluto averlo vicino?
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novembre 19th, 2010 — 9:51am
Lo pterodattilo decollava come il pipistrello
di Noemi Pulcini
Icaro: non solo un nome, ma anche un mito. E un desiderio profondo che rimane ancora in un certo senso irraggiungibile: il volo. Certo, grazie all’ingegneria aeronautica ci siamo avvicinati un po’ di più al Sole, ma a quale prezzo? Weekend di approfondimento sulle nuove tecniche di parapendio. O magari ore passate davanti ai check-in per poi magari leggere sul monitor dell’aeroporto “Volo cancellato”. Che bello sarebbe invece spiegare le ali, correre per qualche metro e librarci nell’aria. E così, semplicemente, volare via.

Ali anche per stare in piedi. (Cortesia: M. Witton/D. Naish)
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novembre 3rd, 2010 — 3:00am
Il genio rinascimentale si occupò anche di paleontologia
di Anna D’Errico
Che Leonardo da Vinci fosse un tipo eclettico è noto e non stupisce. Ma immaginarselo intento a studiare fossili in giro per la Pianura Padana e l’Appenino tosco-emiliano non è proprio immediato. Eppure con le sue intuizioni precorse di secoli le moderne teorie paleontologiche. Una nuova e attenta lettura del Codex Leicester mette infatti in evidenza quanto moderno fosse il suo approccio allo studio dei fenomeni naturali e quanto fosse libero dalle incrostazioni del pensiero medievale.

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agosto 18th, 2010 — 3:00am
Scoperto in Tanzania, risale al Mesozoico
di Chiara Mancini
Si sa: a caval donato non si guarda in bocca. Ma se invece fosse un coccodrillo, per giunta fossile, e a regalarcelo fosse la storia della vita sul nostro pianeta, non varrebbe la pena dargli una sbirciatina tra le fauci? Sicuramente sì. Ed è quel che ha fatto Patrick O’Connor, professore di anatomia dell’Ohio University College of Osteopathic Medicine, che si è trovato di fronte a qualcosa di inaspettato.

A caccia. Come un gatto. Ma non è un gatto. (Cortesia: M. Witton/University of Porstmouth)
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giugno 29th, 2010 — 3:00am
Erano un integratore alimentare per i primi mammiferi
di Chiara Mancini
“Crunch, crunch!”: il piccolo mammifero continuava a sgranocchiare. Facile, ora che il proprietario dell’osso era bello che morto e di lui era rimasto solo lo scheletro. Ma facciamo un passo indietro. O meglio in avanti, dato che passiamo dal tardo Cretaceo ai giorni nostri, nel momento in cui Nicholas Longrich, della Yale University, e Michael J. Ryan, del Cleveland Museum of Natural History, si sono imbattuti per caso in qualcosa di molto particolare.

Un particolare del morso sull'osso. (Cortesia: N. Longrich/Yale University)
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giugno 8th, 2010 — 3:00am
Risale a 500 milioni di anni fa
di Chiara Mancini
“Ma che diavolo è? Sembrerebbe un pesce. Lo si mette tra i cordati? Sulla testa, però, ha delle appendici. Allora forse è un artropode? Una sorta di insetto? Mah! Nel dubbio, meglio aspettare e non dargli una classificazione”: così almeno pensarono i suoi scopritori e lasciarono il fossile, che già aveva atteso 500 milioni di anni, a tormentarsi ancora un po’ sulla propria identità. E lui se ne è stato lì paziente ad aspettare, finché, tra le Montagne Rocciose del Canada, qualcosa di nuovo è accaduto.

Nectocaris: non proprio una gran bellezza... (Cortesia: Ghedoghedo)
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giugno 4th, 2010 — 3:00am
Target: scoprire la temperatura corporea dei dinosauri
di Chiara Mancini
- Ossigeno 18 chiama Carbonio 13. Passo.
- Qui Carbonio 13. Passo.
- E’ il nostro momento. Tieniti pronto: si forma il minerale che compone l’osso, la bioapatite. Stiamo per unirci. Passo.
- Ricevuto. Sono pronto a effettuare il legame. Passo.
- Missione compiuta. Siamo isotopi raggruppati in un reticolo. Passo e chiudo.
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maggio 20th, 2010 — 8:00am
Si scopre come poté adattarsi al freddo
di Chiara Mancini
Se ne stava lì e la fissava: Kevin Campbell, un biologo dell’Università di Manitoba, in Canada, non riusciva a distogliere lo sguardo dalla TV. Un programma su Discovery Channel stava mostrando il recupero di resti di mammut incastonati nei ghiacci e lui, specializzato nella fisiologia dei mammiferi, si chiese se questi campioni non potessero svelare qualche indizio su come funzionavano qugli antichi elefanti pelosi.

Una ricostruzione dell’antico pachiderma peloso dell’artista George Rinaldino Teichman. (Cortesia: Università di Adelaide)
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maggio 11th, 2010 — 8:00am
Era più piccolo, ma era un T-rex
di Chiara Mancini
Sarà con il tipico saluto australiano “Hi mate” che gli scienziati di Cambridge, Londra e Melbourne gli avranno dato il benvenuto dopo averlo tirato fuori dalle rocce? Siamo a Dinosaur Cove, per l’appunto in Australia, e precisamente nello Stato di Vittoria, quando il fossile viene alla luce. Dinosaur Cove, un posto ricco di fascino a picco sull’oceano, significa “Baia del dinosauro”. Dunque non sembra esserci nulla di strano nell’aver recuperato un fossile di dinosauro, dato che lì se ne trovano dall’inizio del 1900. E allora dove sta la notizia?
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