The Science of Aging
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…può costare caro all’intelligenza di tuo figlio
di Melania Maria Serafini
Ogni mamma in dolce attesa desidera il meglio per il bimbo che porta in grembo. Pur di assicurarsi che suo figlio nasca sano, intelligente e forte è disposta a tutto. Anche a fare delle rinunce. Ora, che l’abuso di alcool durante la gravidanza abbia degli effetti deleteri sullo sviluppo del feto è cosa risaputa. Ma quali sono le conseguenze di un consumo moderato di bevande alcoliche? Domanda difficile alla quale i medici stessi rispondono in modo discordante. Il tuo ginecologo di fiducia ti rassicura sul fatto che un bicchiere a pasto non è poi così tragico, mentre l’ostetrica della tua migliore amica vieta addirittura il brindisi di Capodanno. La ricerca pubblicata su PLoS One da Ron Gray, dell’Università di Oxford, potrebbe chiarire la situazione una volta per tutte e rassicurare le tante mamme in cerca di risposte. Infatti il suo di scienziati ha identificato una relazione tra il consumo di alcool da parte della madre durante la gravidanza e la diminuzione del quoziente intellettivo (QI) del nascituro.
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Il nemico è vicino e possiamo sconfiggerlo
di Francesca Alberti
Le probabilità di curare con successo un tumore dipendono in gran parte dallo stadio in cui si trova quando viene diagnosticato, oltre che dalla parte colpita. Le ricerche di Rebecca Leary e dei colleghi Victor Velculescu e Louis Diaz, della John Hopkins University School of Medicine di Baltimora, si concentrano sull’analisi di cromosomi anomali presenti nel sangue individuati attraverso il confronto con genomi sani. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su “Science Translational Medicine” e sono di grande rilevanza per la scoperta di un comune denominatore in tutte le cellule tumorali: la presenza di alterazioni del DNA.

Il nuovo test analizza le alterazioni nel DNA, individuate da più colori sullo stesso cromosoma. (Cortesia: Mira Grigorova and Paul Edwards/University of Cambridge)
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Una nuova scoperta sul mondo degli Herpes Virus. E non solo…
di Roberta Rita Sacchi
Avere un genoma di piccole dimensioni non significa per forza essere semplici. 20 anni fa è stato sequenziato il genoma dell’Herpes Virus, le cui dimensioni corrispondono a 200 mila paia di basi. Si pensava che sarebbe bastato studiare la composizione in geni per identificare quali fossero le proteine prodotte dal virus. Questa ipotesi è stata smentita dagli scienziati del Max Planck Institute (MPI) di biochimica a Martinsried, vicino a Monaco di Baviera, e dai loro collaboratori dell’Università della California a San Francisco che, analizzando in modo approfondito i prodotti genici del virus, hanno dimostrato quanto siano straordinariamente complessi questi piccoli microrganismi.
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Dalle scimmie all’uomo: una possibilità di prevenzione
di Melania Maria Serafini
Avete mai pensato come fa il corpo a produrre l’energia necessaria alla vita? Tutto ciò che mangiamo entra nell’organismo e viene digerito, cioè scomposto in molecole semplici. Ma poi come si ricava energia da queste molecole? La risposta si trova nei mitocondri, i nostri produttori di energia. Una ricerca pubblicata su “Nature” presenta un nuovo approccio allo studio di malattie legate alle mutazioni di queste “batterie” biologiche.

Una cellula uovo fecondata in vitro (Cortesia: California IVF)
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Anche come terapia
di Chiara Mancini
Oh, che bella idea: in una SPA per un massaggio rilassante. Proprio quello che ci vuole dopo un intenso periodo di lavoro. E c’è da dire che non solo il massaggio rilassa, ma aiuta pure i muscoli a guarire dall’infiammazione facendo diminuire il dolore. Sicuri sicuri? Mark Tarnopolsky, un ricercatore neurometabolico della McMaster University di Hamilton, in Canada, era scettico, finché…
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Trovato il responsabile della nostra straordinaria capacità di parola
di Elena Prada
Christiane Schreiweis, neuroscienziata al Max Planck Institute (MPI) per l’Antropologia Evoluzionaria, a Lipsia, in Germania, ha recentemente presentato al meeting della Society for Neuroscience, a Washington DC, uno studio dai risultati interessanti. Pare infatti che una mutazione genica apparsa più di mezzo milione di anni fa abbia aiutato l’uomo a sviluppare l’apprendimento del linguaggio.
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E vogliono sbarazzarsi di me
di Giulia Lucconi
Ehi tu! Sì, sì, proprio tu! Oggi ho voglia di raccontarti qualcosa di me. Sono una cellula di topo e non sono molto diversa da quelle che vivono in te, che sono te. All’inizio della mia vita ero attiva e mi duplicavo molto. Ora sto invecchiando: mi duplico meno, molto meno. Sto raggiungendo una specie di pensione: non ci si duplica più. E’ lo stato di senescenza in cui si trovano alcune mie vicine. Non sono molte in realtà, al massimo il 5 per cento tra tutte noi cellule, ma si accumulano in zone specifiche come gli occhi. La maggior parte di loro si comporta come prima, mentre altre iniziano a riversare nell’organismo delle proteine che secondo alcuni scienziati farebbero invecchiare i tessuti circostanti, causando ad esempio la cataratta.
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di Francesca Alberti
Una soluzione, anche se solo ipotetica e teorica, viene dalla genetica. In particolare si è osservato che persone con cromosomi più lunghi sono fisicamente più forti e in salute. Questa la conclusione di un articolo pubblicato da Laila Bendix, della University of Southern Denmark, e dai suoi colleghi sulla rivista “Mechanism of Ageing and Development”. Da un sondaggio somministrato a gemelli, ovvero persone con DNA molto simile, si sono infatti riscontrate alcune differenze nell’invecchiamento, in particolare dopo i settant’anni.
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E’ possibile identificare chi è predisposto alla gentilezza e chi no
di Cristina Spataro
Che cosa pensereste se salendo sull’ autobus strapieno all’ ora di punta uno sconosciuto passeggero si alzasse per cedervi il posto? Ammesso che non debba scendere alla fermata successiva sicuramente notereste la sua gentilezza e magari sareste curiosi di sapere il motivo di questo insolito comportamento. Aleksandr Kogan, autore di un interessante studio pubblicato su “Proceedings of the National Academy of Sciences” potrebbe venirvi in aiuto. Per lui infatti il vostro benefattore sarebbe un individuo omozigote per l’allele G del recettore dell’ossitocina.
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Fantasia o realtà?
di Eliana Intruglio
In alcune grotte preistoriche situate in Spagna gli scienziati hanno trovato pitture rupestri che raffigurano cavalli con il mantello maculato bianco e nero. Di solito in questo tipo di pitture il colore del mantello è baio oppure nero, ma non a macchie. La scoperta, dunque, ha acceso il dubbio sull’esistenza delle creature rappresentate in grotte datate tra i 32 mila e i 15 mila anni fa, come in quella di Pech Merle, nella Francia meridionale. Ma allora i cavalli maculati esistevano veramente o erano frutto di una fantasia artistica?
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Cancellando le impronte digitali
di Anna D’Errico
Sarebbe un intreccio degno di Agatha Christie: la donna è apparentemente una normale viaggiatrice, forse una turista, e scesa dall’aereo sta seguendo le normali procedure per entrare negli Stati Uniti: passaporto, scansione della retina, impronte digitali. È a questo punto che la polizia interviene: questa donna è sospetta. Peggio, non è possibile rilevarne le impronte digitali. Peggio ancora: questa donna non ha le impronte digitali. Colpo di scena: questa donna esiste realmente e non è il frutto della fantasia di nessun scrittore.
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Gatti fluorescenti immuni all’HIV
di Giulia Lucconi
“Cos’ha detto il veterinario?”
“Purtroppo è malato”.
“Che cos’ha?”
“L’AIDS”.
Un primo pensiero: “Il mio micio è ammalato. E seriamente.”
Un secondo lo segue in un attimo: “E’ contagioso?”
No, non lo è. Perché l’AIDS dei gatti non è quella umana. La provoca un virus specifico chiamato proprio virus dell’immunodeficienza felina o FIV. E non crea nessun problema agli uomini e alle scimmie, perché noi, al contrario dei nostri amici dai lunghi baffi, abbiamo una particolare proteina pronta a proteggerci: la TRIMCyp.
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Un esempio di fenotipo esteso?
di Aristotele Karytinos
E’ infetto. Spinto in alto, sempre più in alto, da un burattinaio invisibile, si ferma solo quando le forze lo abbandonano. Solo allora comincia a liquefarsi, spargendo l’agente letale sulle piante di cui i suoi simili si stanno cibando, diffondendo l’infezione tutto intorno. Non è la scena di un film horror né di un romanzo fantascientifico, ma la cruda realtà. Quella che devono affrontare le larve di farfalla colpite dal baculovirus noto come virus della poliedrosi nucleare, o NPV.
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Dal nomadismo all’infedeltà: tutto nel DNA
Immaginiamo che esista il gene dell’avventura e che sia alla base di quell’istinto che ci fa abbandonare tutto e tutti per andare lontano. Perché è innegabile che Marco Polo, Cristoforo Colombo e Bruce Chatwin fossero uomini con lo spirito d’avventura realmente nel sangue. Ma attenzione: siccome tutti noi umani abbiamo gli stessi geni nel nostro DNA, a qualunque età e a qualunque etnia apparteniamo, la questione dev’essere un po’ più sottile.
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Dai pidocchi la storia dei mammiferi
di Giulia Melchiorre
Pidocchi: incubo infantile. Animali fastidiosi quasi quanto le zanzare. E, come loro, in apparenza inutili. Questi sono i nostri primi pensieri, è innegabile. Ma siamo tutti in errore: anche i pidocchi hanno i loro lati interessanti. Perfino se considerati solo dal nostro ristretto punto di vista.
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Una nuova radice per l’albero della vita?
di Giulia Melchiorre
E’ ufficiale: la classificazione delle forme viventi potrebbe essere sconvolta. Forse tu non te ne sarai accorto, ma biologi e tassonomisti di tutto il mondo sono in fibrillazione.
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C’è DNA umano anche dove non dovrebbe esserci
Va bene: passi pure che un po’ di DNA dell’Uomo di Neanderthal sia presente nel nostro genoma. Ma che tracce del nostro DNA siano presenti in quello di batteri, piante, pesci… beh, francamente è un po’ strano. Che cosa sta succedendo?
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Svelati i genomi del cacao e della fragola
Ai giovani apprendisti sui banconi dei laboratori e ai futuri ricercatori, pronti a muovere le mani e le menti in mezzo a provette, reagenti di biologia molecolare e DNA spesso si dice che stare in laboratorio è un po’ come stare in cucina. Nel senso che bisogna preparare con le proprie mani ciò che poi verrà analizzato con gli strumenti e con la propria testa. Sarà anche vero… Tuttavia si maneggiano acidi, basi, enzimi: insomma niente di molto appetibile. Ma ecco che due articoli indipendenti, pubblicati su “Nature Genetics” nel periodo delle vacanze natalizie, rendono più gustose le nostre giornate, in laboratorio e non solo. Nulla di piccante, anzi potremmo dire che le notizie scientifiche in questo caso sono molto dolci: sono stati infatti sequenziati i genomi del cacao (Theobroma cacao) e della fragola selvatica (Fragaria vesca).
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Ce lo raccontano i pidocchi
di Chiara Mancini
Ma David Reed, del Museo di Storia Naturale della Florida, non ha proprio niente di meglio da fare che studiare i pidocchi? Che schifo! Che cosa mai ci troverà di così stimolante in queste insignificanti e fastidiose bestioline? Ebbene, a quanto pare Reed è in grado di scucire loro risposte sull’evoluzione umana. Aaah… allora adesso sì che la cosa si fa interessante.
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Ora possibili a un costo accessibile
di Roberto Insolia
Vendesi macchina per sequenziare il DNA a meno di 37 mila euro: questo è il succo di una notizia recentemente pubblicata su “Nature”.

La doppia elica del DNA (Cortesia: R. Wheeler)
E’ il nostro DNA a dirci quanto sappiamo rischiare
di Aristotele Karytinos
Nel gioco come nella vita, capita a tutti di trovarsi in situazioni rischiose. Momenti in cui la posta in palio è alta, in cui una nostra decisione significa vittoria o sconfitta, guadagno o perdita. E allora si invoca l’aiuto della dea bendata. Ma è tutta questione di fortuna? No, è anche questione di genetica.
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E lasciò un segno nel loro DNA
di Cristina Paveri
Ogni anno gli Americani festeggiano due volte la scoperta del Nuovo Mondo. Infatti gli italoamericani ricordano l’esploratore genovese Cristoforo Colombo partecipando al Columbus Day, mentre i filoscandinavi celebrano l’esploratore islandese Leif Ericson nella giornata del 9 ottobre. A chi dare ragione? L’ultima analisi sul patrimonio genetico islandese è descritta in un articolo pubblicato sull’“American Journal of Physical Anthropology” e sembra confermare che furono proprio i Vichinghi, popolo di guerrieri e fieri navigatori di origini scandinave, a raggiungere Terranova, in Canada, diversi secoli prima di Cristoforo Colombo. D’altronde le scorribande dei Vichinghi in Europa e sulle coste nordamericane sono tramandate anche dalla saga di Eric il Rosso, rissoso padre del più famoso Leif, e da altre saghe nordiche spesso considerate leggendarie. E poi non dimentichiamo le testimonianze delle numerose pietre runiche.
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Ma non è un vantaggio per la pianta che lo possiede
di Chiara Mancini
“Per una parete grande ci vuole un pennello grande”: così rispondeva l’imbianchino in bicicletta di un famoso spot pubblicitario degli Anni Ottanta a un vigile che lo accusava di ostacolare il traffico. L’imbianchino, infatti, trasportava legato alla schiena un enorme pennello ingombrante. Anche noi trasportiamo qualcosa, ogni giorno, chiunque siamo, ovunque andiamo, qualsiasi cosa facciamo: è il genoma presente nel nucleo delle nostre cellule. Non è molto ingombrante, dato che è ben impacchettato nei cromosomi, ma se potessimo “srotolarlo” come un filo lo vedremmo raggiungere la lunghezza di 2 metri. Come per parete e pennello, potrebbe darsi che più grande è la complessità di un organismo più il genoma debba essere grande? Se così fosse, quale sarebbe la complessità raggiunta da un essere che ha il genoma 50 volte più grande di quello umano?
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Una mappa del DNA per correlare geni e malattie
di Alessia Patrucco
Noi umani, e non solo noi, siamo costituiti da cellule che racchiudono al loro interno il DNA, la molecola della vita, simile a una “catena di perle” lunga 2 metri, arrotolata e impacchettata nei 46 cromosomi che possediamo. Le perle della collana si chiamano basi azotate e a ognuna, per convenzione, corrisponde una lettera. Se dovessimo trascrivere il DNA su un foglio, il risultato finale sarebbe più o meno questo: “ATTCACGGACT…”. Ecco perché viene paragonato a un codice a barre.
Xenopus tropicalis diventa una star della ricerca genetica
di Chiara Mancini
Parenti serpenti? Alla luce dell’ultima scoperta pubblicata su “Science” sarebbe più corretto dire: parenti rane. Sì, perché un team internazionale di scienziati ha completato per la prima volta l’analisi del genoma della rana Xenopus tropicalis e ha scoperto che i geni del suo DNA sono organizzati in modo simile a quello dell’uomo e del topo.
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