The Science of Aging
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Suoni personalizzati per contattarsi nell’oceano
di Aristotele Karytinos
I fischi, per l’uomo, non sono certo un modo raffinato di comunicare: con un fischio attiriamo l’attenzione, dimostriamo approvazione o disappunto, e poco altro. Esistono però rari casi di linguaggi composti solo da fischi, come quello usato dai pastori di La Gomera per comunicare tra loro a grandi distanze. Nel regno animale poi non siamo certo gli unici “fischiatori”. Uno in particolare usa tali suoni anche come una sorta di firma: stiamo parlando del delfino.
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Grazie ai campi elettrici
di Chiara Mancini
Bzzz…bzzz…bzzz…Un bombo svolazza in giro per il campo in cerca di fiori. Bzzz…bzzz…bzzz…Usa la vista per individuarli e pure l’olfatto. Bzzz…bzzz…bzzz… Ma si serve anche del campo. Quello elettrico, s’intende.
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Come distinguiamo il nostro odore
di Anna D’Errico
Giornata intensa, un corri corri fino a sera quando, tornati a casa, compiamo quel gesto meraviglioso di togliere i vestiti e metterci comodi. È in quel momento, mentre ci stiamo sfilando la maglia a braccia alte e ascelle spalancate che cogliamo il nostro io più profondo. Una sola sniffata è sufficiente, ci crogioliamo giusto un attimo nel nostro odore, un ghigno a metà tra il compiaciuto e il tramortito e poi via sotto la doccia. Affascinante. Eppure che cosa sia a permetterci di distinguere il nostro odore da quello degli altri non è ancora chiaro.
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Una recente intervista di Marco Affini ad Angelo Sommaruga:
Angelo Sommaruga, apicoltore di grandissima esperienza e rilevanza internazionale, ha collaborato al progetto “Nidi d’Ape”, un ambizioso studio sulle popolazioni di apoidei del Verbano. In questo video ci spiega del progetto mostrandoci anche i nidi artificiali al nucleo della ricerca.
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La notizia ha lasciato sorpresi persino gli stessi scopritori: un insetto africano trovato a nidificare nell’area protetta del Fondo Toce, una delle aree protette del Verbano – Cusio – Ossola
di Marco Affini
Quando tre anni fa nacque dall’idea di tre professori dell’istituto L. Cobianchi di Verbania, Patrizia Balzarini, Claudio Vicari e Carlo Ramoni, e di Angelo Sommaruga, apicoltore di più che ventennale esperienza, il progetto “Nidi d’Ape”, non ci si aspettava certo di arrivare a una scoperta del genere. Trovare un’ignara Creightonella intenta a nidificare come se niente fosse nella riserva sul lago Maggiore, un punto lontano almeno qualche migliaio di chilometri da dove ci si aspetterebbe di trovare questo insetto, era senza dubbio l’ultima delle ipotesi. Il progetto puntava infatti a uno scopo ambizioso: gettare un po’ di luce su una classe di animali tra i più sottovalutati, e allo stesso tempo temuti: gli apoidei. Tuttavia nessuno si aspettava di fare un ritrovamento del genere.
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I batteri nei laghi subglaciali dell’Antartide
di ambra Giulia Marelli
Là sotto il buio era impenetrabile. Ed era umido e maledettamente freddo. Eppure dei coraggiosi riuscirono a sopravvivere sepolti vivi per quasi 3.000 anni.
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La genesi del prurito contagioso
di Ettore Balbi
Zanzare, un filo d’erba passato sul braccio… Chi non ha mai provato una sensazione di prurito addosso? In ambito sanitario il prurito viene definito “uno stimolo che porta le persone a grattarsi”. Stimolo che, come hanno scoperto alcuni scienziati inglesi, può anche essere di tipo visivo.
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Per le interazioni specifiche proteina-RNA
di Luca Brivio
Furono scoperte dodici anni fa. Numerosissime, codificate nel “piccolo” genoma di Arabidopsis thaliana, pianta infestante che è ormai l’organismo più utilizzato come modello nella genetica vegetale. Sono le pentatricopeptide repeat (PPR), ovvero sequenze ripetute di trentacinque amminoacidi ciascuna che, fino a tempi recenti, sembravano essere di interesse quasi esclusivo della fisiologia vegetale. Le si può infatti trovare una vicino all’altra in proteine che svolgono molteplici ruoli nell’editing delle molecole di RNA negli organelli delle cellule delle piante, dove hanno il ruolo di influenzare per esempio l’efficienza della fotosintesi. Ma simili proteine sono state trovate anche nei mitocondri delle cellule di mammifero, sono oggetto di studio pure nell’uomo e si è scoperto che possono interagire in modo specifico con l’RNA.
La creazione di una cellula uovo da una staminale
di Ambra Giulia Marelli
Immaginate di avere il cancro e di dovervi sottoporre alla peggiore delle chemioterapie. Immaginate che questa chemioterapia funzioni, di guarire. Immaginate ora di essere una giovane donna che è appena guarita da un cancro devastante e che vuole solo avere una vita normale, con una famiglia e tanti bei bambini che zampettano in giro per casa. Ma scoprite che grazie a quella chemioterapia, per mille motivi, le vostre cellule uovo, quelle che vi permetterebbero di avere queste creaturine, sono del tutto inutilizzabili. Terribile, no? Ora immaginate che si possa prendere una cellula qualunque del vostro corpo (della pelle, del sangue, una qualunque) e trasformarla in questa tanto agognata cellula uovo. Unirla con uno spermatozoo in una normalissima fecondazione artificiale e farne uscire un bel bebè sano. Non sarebbe fantastico? Ebbene, forse un giorno questo sarà possibile grazie allo studio di Katsuhiko Hayashi e dei suoi colleghi della Kyoto University, pubblicato su “Science”.
Dalle scimmie all’uomo: una possibilità di prevenzione
di Melania Maria Serafini
Avete mai pensato come fa il corpo a produrre l’energia necessaria alla vita? Tutto ciò che mangiamo entra nell’organismo e viene digerito, cioè scomposto in molecole semplici. Ma poi come si ricava energia da queste molecole? La risposta si trova nei mitocondri, i nostri produttori di energia. Una ricerca pubblicata su “Nature” presenta un nuovo approccio allo studio di malattie legate alle mutazioni di queste “batterie” biologiche.

Una cellula uovo fecondata in vitro (Cortesia: California IVF)
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Il cacatua ci dice di sì
di Ettore Balbi
Quando facciamo riferimento al termine “intelligenza” intendiamo l’insieme delle capacità psichiche e mentali che permettono al soggetto di interpretare fenomeni ed eventi relazionandoli tra loro. Noi limitiamo il concetto di intelligenza all’ambito umano, ma ci sono elementi che pongono dei dubbi su questa nostra presunzione. Sono infatti innumerevoli gli esempi di intelligenza che gli animali hanno offerto nel corso del tempo, come l’organizzazione complessa e perfetta messa in atto dal branco predatore durante la caccia, oppure la capacità dell’orso bianco di cacciare la foca aspettandola pazientemente per farle poi crollare addosso un lastrone di ghiaccio allo scopo di bloccarla e catturarla.
Recentemente alcuni ricercatori hanno tenuto sotto osservazione un piccolo cacatua bianco appartenente a una colonia in cattività in Austria: Figaro ha dimostrato una straordinaria abilità nel costruire strumenti.
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Una pianta di 30 mila anni fa
di Chiara Mancini
David Gilichinsky, della Russian Academy of Science, è venuto a mancare qualche settimana fa. Ricordato da parenti e amici in questo blog, prima di andarsene, ci ha lasciato in eredità una pianta, Silene stenophylla, vecchia di 30 mila anni.
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I cani seguono lo sguardo dell’uomo (anche in tv)
di Giulia Lucconi
Il mio primo cane si chiamava Bella. Era una trovatella, era stata abbandonata. Non era di una razza definita, ma sicuramente era un incrocio con un pastore tedesco. Per tutta la famiglia era molto intelligente: seguiva con attenzione il pallone durante le partite di calcio trasmesse in tv, era attenta ai movimenti delle nostre mani e sapeva esattamente dove si trovavano i gelati durante le calde sere d’estate. Eravamo convinti fosse un cane eccezionale, fuori dal comune. Eravamo, appunto.
Un nuovo flagello per Apis mellifera
di Aristotele Karytinos
Vicino all’alveare un insolito silenzio. Senza le api a ronzarvi intorno, la struttura di cera sembra una città fantasma, ma all’interno vi sono ancora miele e larve, abbandonati. E il peggio è che lo strano fenomeno si diffonde come una malattia misteriosa: da qui il nome “sindrome da collasso della colonia” (Colony Collapse Disorder, o CCD). Quale sarà la causa di questo morbo?
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Un problema anche sul lungo periodo
di Aristotele Karytinos
Torna il freddo e, con esso, l’immancabile influenza. E c’è anche chi si ostina, tremante e dolorante, a prendere la sua bella dose di antibiotici, nonostante la solita raccomandazione: non assumere questi farmaci senza prescrizione, o si rischia di selezionare ceppi batterici resistenti e pagare il nostro errore in futuro, con gli interessi. E cosa succede quando invece sono i maiali ad abusarne?
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E’ un delfino incinta
di Giulia Ferraris
Succede spesso: si cerca una cosa e se ne trova un’altra. Magari diversa, ma ugualmente utile, se non di più. Dai raggi X al Viagra, dal World Wide Web all’America, la serendipità colpisce scienza, e non solo, quando meno ce lo aspettiamo. Ultima a essere stata colpita da questo fenomeno è la biologa Shawn Noren dell’Università della California, a Santa Cruz, che ha pubblicato la scoperta sul “Journal of Experimental Biology”. Noren aveva iniziato a studiare un branco di delfini tursiopi a Dolphin Quest, nelle Hawaii, al fine di scoprire come imparano a nuotare i neonati. Seguendo il gruppo con tanto di videocamera subacquea digitale, la biologa si è accorta di come due femmine incinta nuotassero parallelamente a lei, alla stessa velocità. E non la superavano, come invece è accaduto 24 mesi dopo, quando Noren è tornata per registrare di nuovo i loro movimenti.
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Scoperto meccanismo con cui C. elegans distingue batteri commestibili da quelli pericolosi
di Davide Pradella
Semplici organismi viventi presenti nel terreno, i vermi della specie Caenorhabditis elegans, sono in grado di riconoscere microrganismi pericolosi per la propria sopravvivenza. E, una volta riconosciuti, fuggono via da loro. Questa scoperta apre nuove porte nello studio di modificazioni comportamentali in seguito a stimoli ambientali. Le basi di partenza per una comprensione futura di come un determinato comportamento si sia evoluto nel tempo sono state date da un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge, negli Stati Uniti, che ha riportato la scoperta su “Nature” il 16 novembre 2011.
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L’opportunità per un vaccino efficace?
di Aristotele Karytinos
Il minuscolo protozoo Plasmodium falciparum, nonostante le sue dimensioni, non è insignificante. Anzi, è piuttosto famoso: si tratta della più letale tra le cinque specie di Plasmodium che causano la malaria. Con milioni di casi clinici annui al proprio attivo, questo parassita riesce ad aggirare ogni tentativo di sviluppare un vaccino antimalarico efficace. Ma la nuova scoperta del gruppo di Gavin Wright, del Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge, potrebbe aver finalmente svelato il suo tallone d’achille.
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Il caso delle rane dell’Amazzonia
di Giulietta Bernareggi
Il verde per la speranza, il rosso per la passione, il giallo per l’invidia. L’uomo inconsciamente tende ad associare i sentimenti ai colori e inevitabilmente attribuisce diversi significati alla realtà in base all’apparenza. Così accade anche nel regno animale. Ma quale significato assumono i colori in natura? Sappiamo che i colori più accesi e brillanti sono considerati segnali di pericolo, indicano ai predatori che la preda sgargiante è velenosa, tossica o in qualche modo nociva. Troviamo così serpenti a strisce gialle e rosse, nudibranchi a pallini azzurri e rane a macchie arancioni e blu. Tra le rane tropicali, in particolare, si osserva un’eccezionale varietà di colori e forme aposematiche anche all’interno della stessa specie. Viene allora da chiedersi: perché tutta questa moltitudine per esprimere un unico significato? Questo turbinio di colori non porta a confondere i predatori? Non è più ragionevole pensare che un solo morfo sia più facilmente ricordabile?
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Massaggiatori subacquei per alleviare i problemi di stress sottomarino
di Elena Prada
Alzi la mano chi non ha mai desiderato, dopo una lunga giornata di lavoro, un massaggiatore personale che alleviasse lo stress accumulato? Se provassi a immergermi nelle acque del Mar Rosso o dell’Oceano Indiano e rivolgessi la stessa domanda ai pesci chirurgo otterrei la stessa risposta che potrei ottenere da voi. Con la piccola, ma sostanziale, differenza che questi pesci hanno a disposizione un massaggiatore dedicato: il pesce pulitore. Marta Soares, una ricercatrice dell’ISPA University Institute di Lisbona, in Portogallo, ha notato che l’uso regolare da parte dei pesci chirurgo del servizio “offerto” dai pesci pulitori permette la pulizia delle pinne da parassiti e cellule morte. Non solo: contemporaneamente causa il rilassamento dell’animale grazie al movimento continuo sulle pinne pelviche e pettorali.
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Duetti in natura
di Eleonora Dellera
Immaginate di trovarvi in una foresta tropicale. Vegetazione rigogliosa, colori vivaci. Se vi sforzate un po’, potreste anche iniziare a percepire dei suoni, come un canto melodioso che si muove attraverso le cime degli alberi. Un cinguettio leggiadro, in cui due voci si rincorrono, come in un elegante passo a due. Nelle foreste di bambù dell’Ecuador è davvero così. Se vi capitasse di passare da quelle parti, fateci caso, potreste imbattervi in una coppia di scriccioli, uccellini della famiglia dei Trogloditi che si dilettano nel comporre duetti. Non solo si dilettano, ma sembra che il loro cervello sia addirittura programmato per comporre questi pezzi. Maschio e femmina si alternano armoniosamente, tanto da far sembrare questo mini-concerto a due il canto di un singolo uccellino.
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L’origine di una grande idea televisiva
di Chiara Mancini
E’ cominciato di nuovo lunedì. E ora, appena si accende la TV, le vicende degli inquilini della casa ci piombano addosso. La soluzione migliore in questi casi è tenere spenta la TV. Può accadere, però, che qualche volta, senza pensarci, ci si stravacchi sul divano e distrattamente si pigi il tasto del telecomando. Mai mossa più sbagliata. Lacrime, casi umani, amori, litigi, tradimenti, insulti, sproloqui, amicizie e quanto di più trash si possa immaginare tentano di prendere il sopravvento e di coinvolgerci in questo gioco delle parti. Un incubo. Eppure il programma televisivo, che è ormai alla sua dodicesima edizione, è un successo mondiale, frutto di un’idea geniale.
La dieta determina il tipo di flora intestinale
di Aristotele Karytinos
Sul rapporto tra uomo e cibo hanno detto la loro molti filosofi e studiosi. Per esempio nel suo trattato La Fisiologia del Gusto il gastronomo e pensatore francese Jean Anthelme Brillat-Savarin scrive: “Dimmi cosa mangi, e ti dirò chi sei”. Sara vero? Di certo vale per la flora intestinale.
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Un esempio di fenotipo esteso?
di Aristotele Karytinos
E’ infetto. Spinto in alto, sempre più in alto, da un burattinaio invisibile, si ferma solo quando le forze lo abbandonano. Solo allora comincia a liquefarsi, spargendo l’agente letale sulle piante di cui i suoi simili si stanno cibando, diffondendo l’infezione tutto intorno. Non è la scena di un film horror né di un romanzo fantascientifico, ma la cruda realtà. Quella che devono affrontare le larve di farfalla colpite dal baculovirus noto come virus della poliedrosi nucleare, o NPV.
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Non è segnata in nessuna carta: i luoghi veri non lo sono mai.
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