Batteri in hotel

Occhio a certe superfici

di Chiara Mancini

Estate: tempo di vacanze, magari in hotel. Ma siamo sicuri che la stanza comoda nella quale alloggiamo sia bella pulita? Uno studio dei ricercatori dell’Università di Houston ci indica quali sono le superfici sulle quali si annidano più facilmente i batteri e fornisce un’utile indicazione per le pulizie, a volte realizzate in modo un po’ frettoloso per mancanza di tempo.

Strumenti per pulire o fonti di germi? (Cortesia: Chuck Marean)

I germi non si vedono a occhio nudo, quindi, anche dopo che le donne delle pulizie si sono occupate della stanza, non sappiamo se rimane ancora qualcosa che non è stato pulito bene. E nemmeno le donne delle pulizie lo sanno. Lo studio, presentato al General Meeting of the American Society for Microbiology di San Francisco, ha preso in esame 162 superfici in nove stanze di hotel in Texas, Indiana, South Carolina, dopo che erano state pulite. Il risultato dell’analisi ha mostrato che le maniglie delle porte, le docce e i tappeti sono stati tutto sommato ripuliti dai germi, mentre non lo erano i telecomandi, i lavandini e le tastiere del telefono, che invece mostravano alti livelli di batteri. E poi, dulcis in fundo, sono stati trovati contaminati pure gli insospettabili strumenti di pulizia come per esempio le spugne, le spazzole, gli stracci, i guanti che sporgono dal carrello pronto al servizio appostato nel corridoio.

Questi risultati non intendono spaventare nessuno, ma potrebbero essere utili alle donne delle pulizie per ottimizzare il lavoro e per insistere maggiormente nella pulizia di superfici “critiche”, dedicandovi più tempo.

Un ulteriore test dopo l’adozione del nuovo metodo servirà per controllare se sta funzionando e se le condizioni igieniche migliorano, per non trovarsi, compreso nel prezzo della camera, confort, colazione e un accumulo di batteri.

 

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