Le scimmie sanno leggere

Distinguono le parole vere da quelle finte

di Chiara Mancini

Prima di imparare a leggere è necessario sapere utilizzare il linguaggio orale, così che si possano collegare i suoni con le lettere corrispondenti. Almeno questo si pensava finora, dato che un gruppo di ricercatori guidati da Jonathan Grainger, del France’s National Center for Scientific Research, hanno smentito l’ipotesi, servendosi di alcuni babbuini “lettori”.

 

Va' da papà che ti legge una fiaba. (Cortesia: Charles J Sharp)

I babbuini in un recinto potevano sottoporsi liberamente al test entrando in camere appositamente costruite con un monitor sensibile al tatto. Sul monitor comparivano parole “vere”, cioè parole realmente esistenti, e parole “finte”, cioè parole simili a quelle vere, ma senza significato. Se i babbuini toccavano la parola e la riconoscevano correttamente vera o falsa, ricevevano una ricompensa, altrimenti non ricevevano un bel niente. Dopo qualche mese gli animali sono stati in grado di riconoscere al 75 per cento le parole vere da quelle false. E’ chiaro che i babbuini non sanno leggere, perché non hanno idea del significato dei termini, però sanno distinguere le varie parti di una parola senza memorizzarla nel suo insieme. Infatti questo metodo di distinzione si basa sugli accoppiamenti di lettere che in inglese sono più comuni. Per esempio TH è più frequente di HT e dunque presumibilmente una parola che contiene le due lettere nell’ordine del primo esempio avrà maggior probabilità di essere vera.

Quindi, sebbene l’espressione orale del linguaggio sia utile per apprendere la lingua scritta, l’esperimento dei babbuini mette in luce come pure l’espetto visivo abbia una grande importanza. Tanto che il riconoscimento visivo delle parole, alla base della lettura, può essere appreso senza alcuna conoscenza del linguaggio parlato. Chissà se nel prossimo esperimento i babbuini saranno in grado di apprendere anche il significato delle parole che riconoscono. Per ora godiamoci i risultati appena ottenuti e pubblicati su “Science”.

 

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