L’ora del decesso

Stimata dando una sbirciata nel naso

di Anna D’Errico

Dice che è una cosa macabra, che ci vuol davvero tanto pelo sullo stomaco e che se decidi di fare il medico legale finisce che passi a parlare più tempo coi morti che coi vivi. Che poi a volte è davvero meglio parlare con uno che non può risponderti, almeno capisci il valore del silenzio, almeno ti eviti un bel po’ di malintesi e incazzature. A ogni modo credo che di pelo sullo stomaco certo ce ne voglia, ma che una volta superati il tabù della morte e la rimozione del lutto per la quale certi argomenti non si affrontano e non si parla dei morti, figuriamoci toccarli e studiarli, ciò che resta è un campo da esplorare. Scientificamente. Non per divertimento, beninteso, ma perché anche questo produce conoscenza e anche questi studi possono fornirci importanti informazioni per migliorare diversi ambiti del nostro agire.

In campo investigativo, per esempio, poter stabilire con accuratezza l’ora del decesso di una persona può essere fondamentale. Di conseguenza è importante che i medici legali possano conoscere al meglio tutte le modificazioni che si verificano nell’organismo umano post mortem e come esse evolvono nel tempo. All’ International Symposium on Advances in Legal Medicine che si è svolto lo scorso mese a Francoforte, Germania, il ricercatore Biagio Solarino e i colleghi dell’Università degli Studi di Bari hanno presentato uno studio che potrebbe ampliare i parametri a disposizione dei medici per stabilire l’ora del decesso di una persona. Il parametro in questione è la motilità delle ciglia nasali. I ricercatori, dopo uno studio effettuato su cento cadaveri, hanno verificato che a 20 ore dalla morte le ciglia del naso si muovono ancora. Inoltre, cosa molto importante, la loro motilità non sembra essere particolarmente influenzata da altri fattori ambientali che spesso complicano le analisi.

Nuovi indizi per gli investigatori: se le ciglia si muovono ancora forse non è morto da molto...

In base alle attuali conoscenze mediche al momento è possibile stabilire l’ora del decesso di una persona principalmente in base a parametri quali il raffreddamento del corpo, la comparsa di macchie ipostatiche e la rigidità cadaverica. Generalmente questi parametri hanno un’evoluzione nel tempo ben conosciuta, per cui si sa ad esempio che nelle prime tre ore dalla morte la temperatura corporea diminuisce mediamente di 0,5 gradi all’ora e che il rigor mortis va scomparendo dopo circa 72-84 ore. Tuttavia l’accuratezza e l’affidabilità di queste valutazioni sono estremamente variabili poiché dipendono dalla causa delle morte, dallo stato di conservazione del corpo e dal luogo in cui questo è rimasto fino al momento del suo rinvenimento. Nei casi poi in cui il corpo venga trovato all’aperto molto tempo dopo la sua scomparsa, ad esempio vicino a un fiume, tutto si fa ancora più difficile. In questi casi altri esami come l’analisi degli insetti infestanti può essere utile a stimare il lasso di tempo trascorso dal momento del decesso. Ma spesso il margine di errore rimane troppo ampio perché l’analisi possa considerarsi completamente affidabile, servono più prove, più informazioni. Ecco perché riuscire ad avere protocolli di valutazione post mortem sempre più precisi e, soprattutto, parametri di riferimento che dipendono il meno possibile da variabili esterne è particolarmente importante.

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