Mercurio negli albatri

Le loro piume per studiare l’ambiente e la nostra salute

di Roberto Insolia

Già l’albatro cantato dal poeta inglese Coleridge nella sua ottocentesca ballata non se la passava bene, tanto che oggi si confermano tempi decisamente duri per questi uccelli. Infatti se l’onda dello tsunami provocata dall recente terromoto giapponese, abbattendosi sull’atollo di Midway nelle Hawaii, ha portato devastazione e morte fra la comunità di albatri che lì nidificava, ecco che è arrivato anche il mercurio ad accanirsi contro questi animali. Secondo un recente articolo pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, durante l’ultimo secolo quest’agente tossico ha infatti raddoppiato la sua concentrazione negli albatri.

Quanto mercurio conterrà? (Cortesia: C.F. Ziellermann/Fish and Wildlife Service)

La biologa Anh-Thu Vo, della Harvard University, ha coordinato uno studio con il quale è stata cercata la presenza del mercurio nell’albatro piedineri (Phoebastria nigripes), misurando i livelli di questo composto tossico nelle piume pettorali degli uccelli. Queste piume, provenienti da albatri che nidificavano nelle regioni settentrionali dell’Oceano Pacifico, sono state raccolte fra il 1880 e il 2002 e conservate presso il Museum of Comparative Zoology della Harvard University e il Burke Museum of Natural History and Culture dell’Università di Washington. Attraverso la spettrometria ad assorbimento atomico, è stata quantificata la concentrazione di metilmercurio, la forma organica del metallo pesante che può accumularsi all’interno dei tessuti di qualunque organismo, e quindi anche durante la crescita del piumaggio negli uccelli. Dalla ricerca è emerso come la concentrazione di metilmercurio negli albatri sia significativamente aumentata negli ultimi decenni, raggiungendo quasi i livelli dimostrati letali nella strolaga.

Diciamolo subito: in tutto questo noi umani siamo coinvolti per due motivi. Anzitutto perché ne siamo in buona parte responsabili: sono infatti alcune nostre attività, quali per esempio lo sfruttamento dei combustibili fossili, che innalzano le concentrazioni ambientali di mercurio. La ricerca appena pubblicata dimostra infatti come le concentrazioni di mercurio rilevate negli albatri siano compatibili con l’andamento delle emissioni antropogeniche della sostanza. In poche parole, i poveri albatri, oltre a mangiare pezzi di plastica probabilmente scambiati per cibo, che noi abbandoniamo incivilmente nell’ambiente, si ritrovano ad assimilare quantità sempre maggiori di mercurio, che noi stiamo producendo negli ultimi decenni. Poi, sebbene il mercurio portato in volo dagli albatri possa sembrare una cosa “lontana”, in realtà ci interessa più da vicino di quanto si possa immaginare. Come ha sottolineato Michael Bank, ricercatore al Department of Environmental Health della Harvard School of Public Health e coautore dello studio, la piuma dell’albatro diventa una sonda che indirettamente valuta la salute dei nostri oceani: infatti il mercurio può contaminare le acque e quindi essere assorbito dai pesci che sono cibo per gli albatri. Misurando il mercurio in questi uccelli e perciò possibile valutare la qualità di questa catena alimentare. Se poi pensiamo che tutti noi più o meno abbondantemente mangiamo pesce, ecco il secondo motivo per il quale il mercurio negli albatri ci può interessare.

Comunque al momento non sappiamo quali possano essere le reali conseguenze dell’accumulo di mercurio negli albatri. L’ecologo Collin Eagles-Smith, esperto di bioaccumulo di questa sostanza, sottolinea come lo studio appena pubblicato denunci chiaramente la presenza sempre più massiccia del mercurio nell’ambiente. Tuttavia “dobbiamo ancora definire i livelli di sensibilità alla tossina nelle diverse specie di uccelli”, puntualizza il ricercatore: la strolaga può morire per una certa dose di mercurio, ma magari l’albatro no. E l’uomo? Non possiamo che aspettare “ulteriori analisi in specie animali differenti, in diversi periodi temporali, in diversi luoghi, con diversi contaminanti”, come ha suggerito Anh-Thu Vo, per cercare di capire le conseguenze della nostra (in)civiltà sulla salute degli albatri (e non solo).

Categoria: Novae | Tags: Commenti disabilitati

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