Chopin, genio ed epilessia
Quali fantasmi nella sua mente?
di Giulia Lucconi
Ce l’hai fatta. Ancora non ci credi. Dopo una lunga attesa, per i biglietti prima e per entrare poi, adesso sei lì. Il tuo artista preferito si esibisce davanti a te. E’ un sogno che diventa realtà. Ma, proprio a metà del tuo brano prediletto, il tuo idolo si blocca e dopo un breve attimo lascia il palco.
E’ il 1848: Chopin, il virtuoso compositore romantico franco-polacco, abbandona il palco a Parigi. E’ lo stesso artista a descrivere, in una lettera, l’accaduto. Racconta di aver visto uscire dal suo pianoforte le stesse orribili creature che gli avevano già fatto visita altre volte e di essere stato costretto ad abbandonare il palco per riprendersi dallo spavento, prima di continuare a suonare.
Molto spesso si riconosce ai veri artisti un pizzico di bizzarria. Ma siamo sicuri che nel caso di Chopin si trattasse solamente di quello? Non poteva essere malato di mente? Molto si è detto sulla causa della morte dell’artista: tubercolosi, secondo quanto riportato, oppure fibrosi cistica o una malattia al fegato, secondo alcune ipotesi. Nessuno però ha mai indagato il suo stato mentale. Anche perché, ai tempi del compositore, poco si conosceva delle psicosi e ancor meno dell’epilessia.
Epilessia del lobo temporale: è la diagnosi che Manuel Vázquez Caruncho e Franciso Brañas Fernández, dell’Ospedale Xeral-Calde a Lugo, in Spagna, riportano in un articolo su “Medical Humanities”. Lo studio è stato condotto analizzando gli scritti delle persone vicine a Chopin e quelli dell’artista stesso. I suoi amici lo descrivono pallido a tarda notte di fronte al pianoforte, incapace di riconoscerli. Il compositore stesso dichiara di vedere schiere di fantasmi e morti che camminano. Sono allucinazioni solo visive e mai uditive, e proprio su questo dettaglio si basa la diagnosi: queste visioni sono tipiche dell’epilessia del lobo temporale ma non di altri disordini neurologici, come ad esempio la schizofrenia.
Alcuni studiosi però non sono del tutto convinti delle conclusioni dei colleghi spagnoli. Ad esempio, secondo Eric Altschuler, della New Jersey Medical School, le ipotesi su cui si basa la diagnosi sono molto sottili, anche se l’epilessia potrebbe essere un’intrigante teoria.
La verità sul genio del pianoforte dovrà ancora attendere. Certo è che d’ora in poi, quando sentiremo la sua Marcia Funebre, ci chiederemo quale fantasma della mente lo abbia ispirato.
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