Batteri campioni di sudoku

Risolvono da soli il rompicapo

di Arianna Delpiano

Piccoli bastoncini dalle dimensioni microscopiche: non lo diresti, ma sono dentro di te, nascosti nelle profondità del tuo corpo. Normalmente ti aiutano dopo un lauto pranzo o una ricca cena ad assorbire meglio tutto ciò che mangi, ma possono diventare anche i tuoi peggiori nemici se danno il via a terribili gastriti o a diarree.

Escherichia coli è il nome di un gruppo di batteri che “abita” nell’intestino dell’uomo e che oggi, grazie agli studenti dell’Università di Tokyo, è diventato il numero uno nella risoluzione del re dei rompicapi: il sudoku. Sì, hai capito bene: la griglia sulla quale passi ore per capire quale diavolo di numero possa stare proprio lì, nella casella in alto a sinistra, oggi è diventata “un gioco da batteri” per un ceppo di E. coli.

Tutto questo è stato reso possibile grazie a una manipolazione genetica. In altre parole, gli studenti hanno modificato il DNA di 16 tipi di batteri, attribuendo loro una sequenza specifica a seconda della posizione occupata all’interno di una griglia 4×4 riempita in precedenza con determinati valori numerici. A questi ceppi è stata data poi la possibilità di esprimere uno tra quattro diversi colori in riferimento alla cifra (da 1 a 4) da inserire all’interno della griglia.

Però, come sa ogni buon giocatore di sudoku, all’interno di una stessa colonna, di una stessa riga e di uno stesso blocco non può comparire per più di una volta uno stesso numero. Ebbene, i giapponesi hanno pensato anche a questo. Infatti hanno permesso solo ai batteri compresi rispettivamente nella stessa riga, nella stessa colonna e nello stesso blocco di scambiarsi dati sulle posizioni assunte. Come? Tramite messaggi costituiti da RNA. In pratica, il batterio destinatario riconosce che non può assumere il colore del batterio mittente del pacchetto di RNA perché quel colore, indice di una cifra, è già presente in quella riga, colonna o blocco. E’ un vero e proprio traffico di informazioni batteriche, che ha portato i giovani scienziati a partecipare alla International Genetically Engineered Machine, una competizione internazionale organizzata dal Massachusetts Institute of Technology (MIT).

Non è la prima volta che ceppi batterici vengono programmati per portare a termine una determinata attività. E chissà quanto sarebbe utile se un giorno anche le cellule malate di organismi umani potessero essere programmate in modo da intraprendere la via della guarigione. Un ottimo auspicio e un grande desiderio chissà per quante persone. Noi, per ora, ci limitiamo a prendere atto di questo bizzarro esperimento, sperando che in un futuro non troppo lontano quel giorno tanto atteso arrivi. E saremo lì ad aspettarlo. Magari con un sudoku in mano.

Categoria: Novae | Tags: Commenti disabilitati

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