Il tuffo salvavita dell’afide

Basta il respiro di una capra…

di Chiara Mancini

Un ricercatore col boccaglio: si prepara a un’immersione? No, è in laboratorio e si avvicina a una pianta di erba medica. Poi si volta e vede arrivare… una capra. Ma che razza di esperimento è questo? Una prova di sopravvivenza. A superarla, però, non sarà il ricercatore, né la pianta, né la capra, ma alcuni piccoli ignari esserini che vivono sulle foglie della leguminosa: gli afidi.

Così piccoli e così sensibili al fiato altrui... (Cortesia: M. Becker)

La capra, si sa, è golosa delle foglie. Perciò inizia a mangiare quelle che si trovano sui rametti della pianta. Masticando voracemente affonda il muso tra il verde. Così facendo, però, invade la dimora degli afidi, che sulle foglie ci vivono e non hanno nessuna intenzione di entrare a far parte della dieta dell’ingordo erbivoro. Infatti escogitano un piano di fuga. Ben il 65 per cento degli insetti si lascia cadere dalla pianta appena prima che la capra si mangi la loro casa. Ma come fanno gli afidi ad avvertire il pericolo?

Avrà un buon alito? (Cortesia: Fir0002/Flagstaffotos)

La decisione di affrontare una caduta a terra per salvarsi la vita potrebbe dipendere da più fattori: lo scuotersi della pianta, la presenza di un’ombra improvvisa, il respiro dell’animale. Tuttavia, come osservato dai ricercatori, mentre più della metà degli insetti cade in risposta al respiro della capra, solo un quarto cade allo scuotersi della pianta. Le ombre invece non producono alcun effetto. Moshe Inbar, dell’Università di Haifa, in Israele, è il ricercatore che si nasconde dietro il boccaglio, uno strumento utile affinché il suo respiro, altrimenti percepito dagli afidi, non influenzi l’esito dell’esperimento. Assieme ai suoi colleghi racconta su “Current Biology” degli ulteriori studi condotti dal suo gruppo, durante i quali un apparato per la produzione artificiale del respiro ha permesso di scoprire esattamente quale elemento dell’alito della capra fosse la causa del tuffo degli afidi. Non si tratta dell’anidride carbonica o di altre sostanze chimiche, ma del flusso d’aria stesso che, se abbastanza caldo e umido, porta addirittura a un tasso di caduta dell’87 per cento in un ambiente con bassa umidità.

Secondo Inbar l’elegante soluzione degli afidi potrebbe essere praticata da altre specie di insetti. Adesso non gli resta che scoprire quali.

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