Archive for novembre 2011


Homo sapiens è la causa dei denti storti

novembre 29th, 2011 — 3:00am

Una dieta diversa condiziona l’evoluzione

di Milesi Jessica

Se oggi abbiamo i denti storti non è colpa nostra. Infatti la causa si trova in un passato lontano 10 mila anni. Dobbiamo tornare indietro fino al tempo in cui gli Homo sapiens sopravvivevano grazie a caccia e raccolta. E ora possiamo puntare il dito contro il primo coltivatore. Eh, sì: la tecnica della coltivazione ha portato enormi vantaggi alla civilizzazione, ma anche difetti alla disposizione dei denti. Così, più che all’evoluzione, sembra giovi ai dentisti.

Un apparecchio per i denti.

Il nostro scheletro rispecchia il nostro modo di vivere. Infatti la forma del cranio e della faccia si è modificata con l’uomo, condizionando anche la collocazione della dentatura. L’introduzione nella dieta di cibi più morbidi ed elaborati necessita di una masticazione minore e questo ha portato allo sviluppo di una mascella inferiore più piccola. I nostri denti hanno quindi poco spazio a loro disposizione, dunque crescono storti.

L’antropologa Noreen von Cramon-Taubadel, dell’Università di Kent, in Inghilterra, ha esaminato le possibili correlazioni tra le variazioni climatiche, la collocazione geografica e le variazioni genetiche. Dopo aver analizzato ben 322 crani è giunta alla conclusione che il consumo di cibi più facili da masticare ha inciso fortemente sullo sviluppo della forma della mascella. L’esperimento si è basato su ben 11 popolazioni diverse che si estendono su tutti i continenti. Tra queste, sei risultano popolazioni nomadi, che dunque si nutrono prevalentemente di caccia e raccolta, e cinque sedentarie, quindi di agricoltori. Sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” la scienziata afferma che i coltivatori hanno sviluppato una mascella inferiore più corta e ampia oltre che a una chiusura diversa del palato. Quindi i denti hanno meno spazio a loro disposizione e si inclinano. Von Cramon-Taubadel ritrova queste caratteristiche anche negli animali. Ma lei stessa ammette che se la causa fosse dovuta solamente alla selezione naturale questo problema si sarebbe presentato in un tempo evolutivo relativamente breve.

Altri colleghi antropologi, tra i quali Katerina Harvati dell’Università di Tubinga, in Germania, e Clark Larsen, dell’Università dell’Ohio, negli Stati Uniti, sostengono che la correlazione tra la forma della mandibola e la dieta non sia abbastanza forte da escludere altri fattori e che sia eccessivamente semplificativa. E mentre il dibattito tra gli antropologi resta una questione aperta, noi ci adattiamo a portare l’apparecchio.

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Accendiamo i neuroni

novembre 28th, 2011 — 4:41pm

Un nuovo approccio alla cura delle malattie neurodegenerative

di Licia De Propris

Che cosa fare quando viene meno una parte del nostro cervello? Questo è quello che accade nelle malattie neurodegenerative come il Parkinson, l’Alzheimer e la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), attualmente sotto il mirino della ricerca. La sfida è ardua, ma vale la pena affrontarla considerando l’importanza dell’obiettivo. E’ così che la domanda iniziale resta e va approfondita: come fare a riparare un circuito neuronale deteriorato?

Da staminali a neuroni. Apposta per essere trapiantati. (Cortesia: MethoxyRoxy)

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Nuova vita ai capelli tinti

novembre 27th, 2011 — 12:01pm

Un nuovo studio per capire i problemi dei nostri capelli

di Elena Prada

Che meraviglia ricavare qualche ora di tempo tutta per sé e regalarsi, per esempio, una seduta dal parrucchiere. Per noi donne cambiare colore o taglio è terapeutico: ci sentiamo subito più belle, più curate e in armonia con noi stesse. Ma perché dopo un lavaggio fai da te i nostri capelli freschi di tintura hanno l’aspetto delle setole di una scopa?

Tintura dei capelli in un salone di bellezza. (Cortesia: Dean Wissing)

 

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Il vaccino del vaiolo nella lotta al cancro

novembre 26th, 2011 — 11:00am

Ancora una volta ci viene in aiuto

di Giulietta Bernareggi

La prima eradicazione di una malattia infettiva umana è avvenuta nel 1979 quando l’OMS-WHO ha ufficialmente dichiarato il vaiolo debellato dal pianeta. Questo è stato possibile grazie al Vaccinia virus, un virus vaccinico scoperto nel 1796 da Edward Jenner e descritto nel libro The Cow Pox. A trent’anni di distanza il vaccino del vaiolo torna in soccorso dell’umanità, rivelandosi un valido nemico del cancro al fegato più frequente: il carcinoma epatocellulare. Il preparato agisce raddoppiando il tempo di sopravvivenza nei malati terminali. Sembra infatti che il virus preferisca infettare le cellule cancerose poiché esse attivano dei segnali molecolari che attraggono Vaccinia.

Un potere enorme in poche gocce (Cortesia: Science Museum London)

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Anche i vermi riconoscono il cibo avariato e lo evitano

novembre 25th, 2011 — 3:30am

Scoperto meccanismo con cui C. elegans distingue batteri commestibili da quelli pericolosi

di Davide Pradella

Semplici organismi viventi presenti nel terreno, i vermi della specie Caenorhabditis elegans, sono in grado di riconoscere microrganismi pericolosi per la propria sopravvivenza. E, una volta riconosciuti, fuggono via da loro. Questa scoperta apre nuove porte nello studio di modificazioni comportamentali in seguito a stimoli ambientali. Le basi di partenza per una comprensione futura di come un determinato comportamento si sia evoluto nel tempo sono state date da un gruppo di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge, negli Stati Uniti, che ha riportato la scoperta su “Nature” il 16 novembre 2011.

Immunofluorescenza di C. elegans. (Cortesia: University of California, Dept. of Molecular & Cellular Biology)

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Dimmi quanto sei gentile e ti dirò che gene hai

novembre 25th, 2011 — 3:00am

E’ possibile identificare chi è predisposto alla gentilezza e chi no

di Cristina Spataro

Che cosa pensereste se salendo sull’ autobus strapieno all’ ora di punta uno sconosciuto passeggero si alzasse per cedervi il posto? Ammesso che non debba scendere alla fermata successiva sicuramente notereste la sua gentilezza e magari sareste curiosi di sapere il motivo di questo insolito comportamento. Aleksandr Kogan, autore di un interessante studio pubblicato su “Proceedings of the National Academy of Sciences” potrebbe venirvi in aiuto. Per lui infatti il vostro benefattore sarebbe un individuo omozigote per l’allele G del recettore dell’ossitocina.

La nostra reazione al dolore di un altro fa capire quanto siamo gentili. (Cortesia: Taremu)

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Dieci piccoli gamberetti

novembre 24th, 2011 — 3:00am

Il thriller dei gamberetti killer

di Giuditta Romeo

C’erano una volta Tim, Jim, Pam e Sam, tutti figli dello stesso “mare”, diventati inquilini forzosi dello stesso “appartamento” della periferia Pavese. Avevano un’altra cosa in comune: il senso di sopravvivenza. Questo potrebbe essere un buonissimo scenario per un thriller a suon di gamberetti killer. Purtroppo non si tratta solo di un racconto e, come hanno osservato Janine Wong e Nico Michiels, dell’Università di Tubinga, in Germania, gamberetti killer esistono davvero. Risale a pochi giorni fa, infatti, la notizia che riguarda i Lysmata amboinensis pubblicata sulla rivista “Frontiers in Zoology. I Lysmata sono notoriamente pacifici. Diventano però aggressivi se costretti a vivere con altri tre o quattro esemplari della stessa specie nello stesso acquario.

Con questi colori un killer non passa inosservato (Cortesia: Lonnie Huffman)

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Nanoscopia per la diagnosi precoce

novembre 23rd, 2011 — 3:30am

Una nuova tecnica nanoscopica per scrutare l’invisibile

di Diego Manni

C’è chi dice, con un pizzico di faciloneria, che un giorno camperemo fino a 150 anni. Ma la sfida è già iniziata da tempo. E forse siamo arrivati a una svolta decisiva. Le malattie più temute, ancora incurabili, potrebbero diventare un brutto ricordo e niente più. Ok, forse quel pizzico di faciloneria sta diventando contagioso, ma i presupposti ci sono. Anche grazie a una tecnica innovativa di diagnosi precoce.

Diagnosi Precoce sì, ma sarebbe anche meglio abbandonare certi vizi! (Cortesia: Jurko.net)

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Dimmi un numero e ti dirò di che colore è

novembre 23rd, 2011 — 3:00am

Neuroni che si aggrovigliano, sensi che si intrecciano

di Eleonora Dellera

Se vi dicessimo che quando pensiamo ai numeri vediamo i colori voi potreste pensare che ci siamo calati un acido. Come darvi torto. Però potreste anche sbagliarvi. Potremmo essere semplicemente affetti da una particolare forma di sinestesia, detta grafema-colore. Si tratta di una condizione neurologica non patologica in cui lettere e cifre sono associate ai diversi colori. La cosa è quasi divertente e in effetti sembra che chi ne soffre non si sia mai lamentato. Lo studio di questa condizione, però, potrebbe costituire un trampolino di lancio per lo studio e il trattamento di manifestazioni neurologiche patologiche come le allucinazioni.

Chi è affetto da sinestesia grafema-colore vede lettere e cifre associate a diversi colori. (Cortesia: Mysid)

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Come iniziamo a camminare

novembre 22nd, 2011 — 3:00am

allo stesso modo dei topi

di Erika Coletto

Noi umani siamo bipedi, stiamo su due piedi, abbiamo una postura eretta e magari lo diamo per scontato. Infatti difficilmente ci immaginiamo quadrupedi. Quello che forse non sappiamo, però, è che appena nati i circuiti nervosi che stanno alla base della locomozione e che ci assicurano nel tempo lo sviluppo di una corretta camminata sono gli stessi che consentono la locomozione a topi, gatti, scimmie e uccelli. Da che cosa è garantita allora la locomozione? E come mai esiste questa affinità con specie così lontane da noi dal punto di vista evolutivo?

I primi passi. (Cortesia: Bengt Oberger)

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Il tallone d’achille della malaria

novembre 21st, 2011 — 3:00am

L’opportunità per un vaccino efficace?

di Aristotele Karytinos

Il minuscolo protozoo Plasmodium falciparum, nonostante le sue dimensioni, non è insignificante. Anzi, è piuttosto famoso: si tratta della più letale tra le cinque specie di Plasmodium che causano la malaria. Con milioni di casi clinici annui al proprio attivo, questo parassita riesce ad aggirare ogni tentativo di sviluppare un vaccino antimalarico efficace. Ma la nuova scoperta del gruppo di Gavin Wright, del Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge, potrebbe aver finalmente svelato il suo tallone d’achille.

Il prurito è il minore dei mali se la zanzara che ti punge sta trasportando Plasmodium falciparum. (Cortesia: Franco Tobias)

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Il colore del veleno

novembre 20th, 2011 — 3:00am

Il caso delle rane dell’Amazzonia

di Giulietta Bernareggi

Il verde per la speranza, il rosso per la passione, il giallo per l’invidia. L’uomo inconsciamente tende ad associare i sentimenti ai colori e inevitabilmente attribuisce diversi significati alla realtà in base all’apparenza. Così accade anche nel regno animale. Ma quale significato assumono i colori in natura? Sappiamo che i colori più accesi e brillanti sono considerati segnali di pericolo, indicano ai predatori che la preda sgargiante è velenosa, tossica o in qualche modo nociva. Troviamo così serpenti a strisce gialle e rosse, nudibranchi a pallini azzurri e rane a macchie arancioni e blu. Tra le rane tropicali, in particolare, si osserva un’eccezionale varietà di colori e forme aposematiche anche all’interno della stessa specie. Viene allora da chiedersi: perché tutta questa moltitudine per esprimere un unico significato? Questo turbinio di colori non porta a confondere i predatori? Non è più ragionevole pensare che un solo morfo sia più facilmente ricordabile?

Rana peruviana appartenente al genere Ranitomeya nella sua eclettica colorazione. (Cortesia: Vir Vikram Singh)

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All’inizio era il Verbo. Anzi no, il gesto

novembre 19th, 2011 — 3:00am

Dalla vocalizzazione alla gestualità, le ricerche sul linguaggio cambiano traiettoria.

di Nicolás Veneri Rodríguez

Un gruppo di primatologi del Max Planck Institute di Lipsia, in Germania, in collaborazione con i ricercatori del dipartimento di psicologia evolutiva della Libera Università di Berlino, in Germania, e dell’Università di Portsmouth, in Inghilterra, ha condotto una serie di lunghi studi sperimentali sulla comunicazione gestuale all’interno di diverse specie di primati. Lo scopo della ricerca era il confronto sistematico tra forme di espressione gestuali e vocali e la loro relazione con la nascita di un linguaggio simbolico. Negli anni passati le attenzioni degli studi in questo campo sono state dedicate alla capacità di emettere suoni articolati. Una caratteristica che era considerata la base dell’origine del linguaggio. Le ultime prove, però, mostrano che tra i nostri parenti antropomorfi i repertori vocali sono poveri, poco flessibili e non convenzionali. Ecco perché le nuove ricerche hanno cambiato direzione: non è più il suono a essere studiato, ma il gesto.

Il sorriso di Pan (Pan troglodytes) (Cortesia: Richard, United States)

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Pesci stressati: una SPA tutta per loro

novembre 19th, 2011 — 3:00am

Massaggiatori subacquei per alleviare i problemi di stress sottomarino

di Elena Prada

Alzi la mano chi non ha mai desiderato, dopo una lunga giornata di lavoro, un massaggiatore personale che alleviasse lo stress accumulato? Se provassi a immergermi nelle acque del Mar Rosso o dell’Oceano Indiano e rivolgessi la stessa domanda ai pesci chirurgo otterrei la stessa risposta che potrei ottenere da voi. Con la piccola, ma sostanziale, differenza che questi pesci hanno a disposizione un massaggiatore dedicato: il pesce pulitore. Marta Soares, una ricercatrice dell’ISPA University Institute di Lisbona, in Portogallo, ha notato che l’uso regolare da parte dei pesci chirurgo del servizio “offerto” dai pesci pulitori permette la pulizia delle pinne da parassiti e cellule morte. Non solo: contemporaneamente causa il rilassamento dell’animale grazie al movimento continuo sulle pinne pelviche e pettorali.

Un pesce chirurgo forse in cerca della SPA

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Anche i cefalopodi si travestono

novembre 18th, 2011 — 3:00am

Storie di animali mimetici

di Eleonora Dellera

Il travestimento è proprio di tendenza e alcuni cefalopodi ne hanno fatto uno stile di vita. La sopravvivenza nelle profondità marine è disseminata di pericoli e insidie, ma polpi e calamari si sono evoluti sviluppando una strategia di mimetismo dinamico grazie al quale possono cambiare aspetto a una velocità sorprendente, passando da una colorazione trasparente a una rosso scuro.

Japetella heathi può ottimizzare le sue abilità mimetiche passando da trasparente a rosso opaco con estrema rapidità. (Cortesia: Sarah Zylinski)

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L’iride del gatto cambia forma

novembre 18th, 2011 — 3:00am

La causa è un pigmento

di Eliana Intruglio

L’iride del gatto, estremamente adattabile al cambiamento della luce, è protagonista di una recente scoperta: il suo cambio di forma non è dovuto a un’attività cerebrale, bensì a uno speciale pigmento presente proprio nell’occhio del gatto.

Gli occhi dei gatti possono adattarsi alla luce grazie alla melanopsina.

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Le nuove frontiere della paleontologia

novembre 17th, 2011 — 3:30am

Sognando di trovare fossili stando comodamente seduti a casa

di Francesca Alberti

Che cosa hanno in comune la paleontologia, il filtro antispam e un software di riconoscimento? Molto, da qualche tempo. Ovvero utilizzano un software con la stessa struttura che permette di riconoscere e classificare nuovi elementi sulla base di categorie e altri dati precedentemente inseriti in un sistema.

L'evoluzione della paleontologia. Cortesia: Francesca Alberti

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Terapia del Parkinson: forse una svolta?

novembre 17th, 2011 — 3:00am

Il controllo della mente come alternativa alla terapia farmacologica

di Elena Prada

In un recente studio pubblicato sul “Journal of Neuroscience” è spiegato come il controllo della mente possa permettere di migliorare i sintomi associati al movimento dei pazienti affetti dal morbo di Parkinson.

Un malato di Parkinson scrive così. La nuova tecnica potrebbe aiutare a migliorare il movimento.

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Computer vs. umani: uno a zero

novembre 16th, 2011 — 3:00am

Un software che identifica i tumori al seno meglio dell’uomo

Di Cristina Spataro

E’ già successo negli scacchi con Deep Blue, nel Poker con Polaris e a Jeopardy con Watson. Ma che un computer batta l’uomo nella diagnosi dei tumori è un’assoluta novità. La notizia è stata pubblicata sull’ ultimo numero della rivista “Science Translational Medicine”. Il protagonista di questa vittoria ha un nome: C-PATH (Computational Pathologist).

Un tessuto tumorale. Il computer saprà dare utili informazioni? (Cortesia: Medical University di Łódź, Polonia)

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Dall’acqua alla terra, andata e ritorno

novembre 15th, 2011 — 3:00am

L’acqua calda ha facilitato l’evoluzione di animali terrestri in acquatici

di Luca Betti

Avete presente Atlantide, l’isola leggendaria che sarebbe sprofondata senza lasciare tracce? Qualcuno parla di una civiltà avanzata che si sarebbe adattata alla vita sottomarina, dando vita a una società di uomini-pesce. Ovviamente questa è solo fantasia, ma qualcosa di simile è accaduto davvero nell’evoluzione di alcuni animali. Per esempio, vi siete mai chiesti come si sono evoluti i delfini e le balene? Tutti sanno che sono mammiferi, eppure sono molto simili ai pesci, passano la loro vita in acqua e tornano in superficie solo per respirare. Cerchiamo di inquadrare meglio la situazione.

Tutti i mammiferi acquatici muovono la coda in verticale, perché la loro colonna vertebrale si è evoluta a partire dai mammiferi terrestri.

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Il nero è il colore di Archaeopteryx

novembre 14th, 2011 — 3:00am

Il mistero era racchiuso nei fossili

di Giuditta Romeo

Leggendo la notizia di primo acchito potremmo pensare: “Fantastico! Se volessimo sarebbe possibile risalire al colore dei capelli dei nostri avi”. Già, perché quante cose si possono sapere partendo da un fossile? Tante. Una di queste riguarda il colore del piumaggio dell’antico uccello primitivo Archaeopteryx. Proprio la ricerca di Ryan Carney, della Brown University di Providence, negli Stati Uniti, è stata presentata al 71.esimo meeting annuale della Society of Vertebrate Paleontology, tenutosi a Las Vegas, e ha fatto luce su questo mistero.

Archaeopteryx era nero, non marrone. (Cortesia: Witmer & Ridgely, Ohio University, e NHM, Londra)

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Cavallo preistorico maculato

novembre 13th, 2011 — 3:00am

Fantasia o realtà?

di Eliana Intruglio

In alcune grotte preistoriche situate in Spagna gli scienziati hanno trovato pitture rupestri che raffigurano cavalli con il mantello maculato bianco e nero. Di solito in questo tipo di pitture il colore del mantello è baio oppure nero, ma non a macchie. La scoperta, dunque, ha acceso il dubbio sull’esistenza delle creature rappresentate in grotte datate tra i 32 mila e i 15 mila anni fa, come in quella di Pech Merle, nella Francia meridionale.  Ma allora i cavalli maculati esistevano veramente o erano frutto di una fantasia artistica?

Stallone Appaloosa: era davvero così il cavallo preistorico dei dipinti rupestri? (Cortesia: Proloco Olgiatese)

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Uccellini canterini

novembre 11th, 2011 — 3:00am

Duetti in natura

di Eleonora Dellera

Immaginate di trovarvi in una foresta tropicale. Vegetazione rigogliosa, colori vivaci. Se vi sforzate un po’, potreste anche iniziare a percepire dei suoni, come un canto melodioso che si muove attraverso le cime degli alberi. Un cinguettio leggiadro, in cui due voci si rincorrono, come in un elegante passo a due. Nelle foreste di bambù dell’Ecuador è davvero così. Se vi capitasse di passare da quelle parti, fateci caso, potreste imbattervi in una coppia di scriccioli, uccellini della famiglia dei Trogloditi che si dilettano nel comporre duetti. Non solo si dilettano, ma sembra che il loro cervello sia addirittura programmato per comporre questi pezzi. Maschio e femmina si alternano armoniosamente, tanto da far sembrare questo mini-concerto a due il canto di un singolo uccellino.

Piccoli uccellini compongono duetti sorprendentemente sincronizzati (Cortesia: Browerk)

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L’ora del decesso

novembre 3rd, 2011 — 3:00am

Stimata dando una sbirciata nel naso

di Anna D’Errico

Dice che è una cosa macabra, che ci vuol davvero tanto pelo sullo stomaco e che se decidi di fare il medico legale finisce che passi a parlare più tempo coi morti che coi vivi. Che poi a volte è davvero meglio parlare con uno che non può risponderti, almeno capisci il valore del silenzio, almeno ti eviti un bel po’ di malintesi e incazzature. A ogni modo credo che di pelo sullo stomaco certo ce ne voglia, ma che una volta superati il tabù della morte e la rimozione del lutto per la quale certi argomenti non si affrontano e non si parla dei morti, figuriamoci toccarli e studiarli, ciò che resta è un campo da esplorare. Scientificamente. Non per divertimento, beninteso, ma perché anche questo produce conoscenza e anche questi studi possono fornirci importanti informazioni per migliorare diversi ambiti del nostro agire.

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