Quest’intervista è disponibile in versione
ridotta anche nel podcast di Quarantadue
“Ah, eccoti! Ti aspettavo. Dammi un attimo, così finisco e poi sono da te”. Paola Rossi sorride e continua a parlare con una sua collaboratrice in camice da laboratorio. Intanto io mi tolgo la giacca, poso il MacBook, preparo il registratore. E mi guardo attorno. La fantascienza ci mostra sempre laboratori asettici, perfetti, con tutti gli strumenti identici e ordinati. Questo però è un laboratorio di quelli veri, con cavi volanti, computer nuovi ma anche vecchi, fogli sparsi, libri aperti qua e là, qualche scatola di biscotti già aperta. Oggi sono qui per parlare di cervello e di memoria e magari anche di anima con Paola, che insegna neurofisiologia presso l’Università di Pavia. Così, quando congeda la sua collega e mi fa accomodare, prendo il discorso un po’ alla lontana.
Non troppo grandi, però, perché non riescono a disperdere bene il calore
di Arianna Delpiano
65 milioni di anni fa un asteroide colpì la Terra e la devastò: era l’inizio dell’”Era Terziaria” e i dinosauri vennero definitivamente spazzati via. Sul nostro pianeta si fecero avanti i mammiferi, che fino ad allora non avevano avuto la possibilità di crescere e svilupparsi liberamente. E’ stato John Alroy, dell’Università della California a Santa Barbara, a confermare quest’ipotesi, quando dieci anni fa ha dimostrato che i mammiferi subirono una crescita costante solo dopo l’estinzione delle “grandi lucertole”. Oggi è Felisa Smith, dell’Università del New Mexico, che assieme ai suoi colleghi si sta occupando dell’interessante questione. Esaminando i fossili di diversi mammiferi provenienti da Africa, Eurasia e America, i ricercatori hanno scoperto che questi animali si sono sviluppati negli anni secondo un modello preciso “replicato attraverso lo spazio e il tempo”.
Indricotherium: chi mai avrebbe voluto averlo vicino?
Basta! Non se ne può più: siamo sommersi da notizie di cronaca nera. Come se alla gente non interessasse altro che conoscere i particolari morbosi (e insignificanti, oltretutto) della scena del crimine. Prendiamo il caso più recente: Sarah Scazzi, strangolata e seviziata dallo zio (o dalla cugina?) nel mese di agosto ad Avetrana. Se ne parla ovunque, in ogni programma, in ogni giornale, in ogni momento della giornata, mettendo in primo piano dettagli ossessivi che sfruttano la curiosità della gente. Ma chi se ne frega di sapere se l’assassino l’ha violentata prima di ucciderla, o dopo, o durante? E ancora… chi ormai non sa vita, morte e miracoli di Anna Maria Franzoni? Tutti la conoscono, a causa degli interminabili programmi televisivi tanto simili a soap opera che, invece di informare il pubblico, producono del vero e proprio gossip. Tutti alimentati dal fatto che molti delitti sono ancora, dopo tanti anni, irrisolti. Il punto è che non si sa esattamente chi sia il colpevole. Certo, ci sono supposizioni, indizi, prove, ma l’assassino si dichiara innocente e allora via, la soap opera continua. Ora però la durata di queste inesauribili telenovele potrebbe ridursi grazie a un test basato sul DNA (la molecola portatrice dell’informazione genetica) messo a punto dal professore di biologia forense Manfred Kayser, dell’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, in Olanda.
Stenolemus bituberus, che fa parte degli insetti assassini, ha le zampe sottili. Ha anche qualcos’altro di sottile: la tecnica che usa per predare i ragni. Così minuziosa e ingegnosa da riuscire a trarre in inganno l’aracnide. Che in genere casca nel trabocchetto.
Riesce a far meglio anche dell’uomo. Solo il bradipo lo supera
di Cristina Bazzani
Quesito: chi consuma più energia? Un essere umano beatamente sdraiato sul divano di casa o un orango impegnato a saltare da un ramo all’altro alla ricerca di cibo? La soluzione parrebbe scontata e invece sorprendentemente non è il primate, bensì il pigrone umano. Questo è il risultato di uno studio comparato che Herman Pontzer, della Washington University a Saint Louis, negli Stati Uniti, e i suoi colleghi hanno condotto calcolando il dispendio energetico, in rapporto alla massa corporea, in diverse specie animali. La scimmia antropomorfa risulta avere i valori più bassi rispetto a tutti gli altri mammiferi, uomo compreso. Solo il lentissimo bradipo la supera.
Orango del Sepilock Orangutan Rehabilitation Center Borneo. (Cortesia: C. Bazzani/C. Ferioli)
Vi ricordate Shrek? Nella banda di personaggi delle fiabe ci sono anche tre topolini ciechi che diventano addirittura maestri del rock. In tutto il mondo sono famosi per una filastrocca, nella quale rincorrono la moglie del contadino. Ma come fanno, se sono ciechi? E’ una fantasia, certo, ma le nuove scoperte che Sheila Nirenberg, del Weill Cornell Medical College di New York, e il suo gruppo di ricerca hanno presentato alla conferenza della Società per le Neuroscienze a San Diego potrebbero trasformare il sogno in realtà.
Ma come diavolo fanno a ballare se non vedono niente? (Cortesia: DreamWorks Animation LLC)
Realizziamo parchi nazionali e riserve per proteggere animali e piante, ma che ne è delle persone che vivono nei dintorni? Spesso le aree protette limitano la caccia e l’agricoltura e questo potrebbe ridurre il reddito degli abitanti dei villaggi circostanti. D’altro canto si creano nuovi impieghi come guardiani o guide turistiche. Ma allora parchi e riserve agevolano o no la vita dei vicini?
Il cratere del Vulcano Poás del Poás Volcano National Park sulla costa pacifica della Costa Rica. (Cortesia: P. Andersen)
Il mezzo secolo di vita segna una svolta verso la felicità
di Benedetta Gianesi
Un ragazzo all’uscita della scuola sorride e scherza insieme agli amici: un sorriso spensierato che riempie il cuore. La giornata scolastica non è stata una delle migliori, ma lui è felice. Pensa alla serata di divertimento che lo aspetta e a tutte le belle esperienze che la vita gli riserverà. Sa che ha 20 anni e un futuro davanti a sé. Ma fra 30 anni sarà ancora così felice? Secondo l’indagine condotta da Arthur Stone, della Stony Brook University di New York, sì. Anzi, perfino di più.
In un mondo ideale, nessuno. Nel mondo reale, invece… a volte… insomma…
di Marco Cagnotti
Mi dispiace per Emilio Fede. Sinceramente, davvero. Mi dispiace che sia stato menato in un ristorante. Non c’entra la politica, pare. Dovrebbe essere, si dice, ancora una vecchia storia di veline, calciatori e tutta la simpatica fauna che prospera in quell’ambiente lì. Tanto per cambiare. E non si capisce come le “lesioni gravissime” gli consentano di condurre il TG4 l’indomani, visto che di solito si parla di “lesioni gravissime” quando si è in fin di vita all’ospedale. Ma, ovvio, è solo meglio così. E comunque mi dispiace che Emilio Fede sia stato menato. Sul serio.
Per formare la futura generazione di progettisti innovatori
di Cristina Paveri
“Disegna cosa fa di solito un robot”: questo il compito assegnato dai due ricercatori Corinne Zimmerman e Kevin Devine dell’Illinois State University a un gruppo di 143 bambini di età compresa fra 6 e 10 anni. “Facile!”, hanno pensato i bambini dopo aver sentito il compito richiesto. Così si sono subito messi all’opera disegnando robot umanoidi con il corpo a forma di scatola e la testa squadrata.
Alberi linguistici spiegano la complessità sociopolitica
di Roberto Insolia
Già agli inizi del Settecento il filosofo napoletano Giambattista Vico parlava dei “corsi e ricorsi della storia”. Si riferiva ai tentativi dell’uomo di migliorare la propria condizione e la società in cui viveva. Più di una volta l’uomo ci è riuscito, ma allo stesso modo è capitato che fallisse e quindi che si tornasse indietro.
"La Torre di Babele" simboleggia l'umanità divisa da una moltitudine di lingue (Pieter Bruegel il Vecchio, 1563).
La vita è bella perché è varia. Come ha scritto il filosofo francese Diderot, sembra che la natura si sia divertita nel variare lo stesso meccanismo in un’infinità di modi diversi.
La barriera corallina: un ecosistema ricco di biodiversità, ma a rischio estinzione. (Cortesia: R. Ling)
Sei in discoteca e sul divanetto in fondo alla sala, in compagnia di un “Angelo Azzurro”, c’è lei. Faresti di tutto pur di conquistarla. Uno strano formicolio percorre il tuo corpo e incurante delle conseguenze scendi in pista. La testa segue il ritmo della musica, avanti e indietro, alla stregua di un piccione. Le braccia attaccate al corpo (non si sa mai: potrebbero perdersi) restano immobili, mentre le mani sembrano in preda a una crisi convulsiva. I piedi, poi, si torcono come per spegnere una sigaretta caduta sul pavimento. E per completare la performance, che altro fai? Giri continuamente intorno a solo tu sai cosa. Adesso però fermati. Secondo Nick Neave, psicologo evoluzionista, non hai alcuna speranza di raggiungere il tuo obiettivo.
Ma non è un vantaggio per la pianta che lo possiede
di Chiara Mancini
“Per una parete grande ci vuole un pennello grande”: così rispondeva l’imbianchino in bicicletta di un famoso spot pubblicitario degli Anni Ottanta a un vigile che lo accusava di ostacolare il traffico. L’imbianchino, infatti, trasportava legato alla schiena un enorme pennello ingombrante. Anche noi trasportiamo qualcosa, ogni giorno, chiunque siamo, ovunque andiamo, qualsiasi cosa facciamo: è il genoma presente nel nucleo delle nostre cellule. Non è molto ingombrante, dato che è ben impacchettato nei cromosomi, ma se potessimo “srotolarlo” come un filo lo vedremmo raggiungere la lunghezza di 2 metri. Come per parete e pennello, potrebbe darsi che più grande è la complessità di un organismo più il genoma debba essere grande? Se così fosse, quale sarebbe la complessità raggiunta da un essere che ha il genoma 50 volte più grande di quello umano?
Un passato di migrazioni per una popolazione a rischio
di Aristotele Karytinos
Disperso in mare, lontano da casa e senza una rotta: a molti potrebbe venire in mente Ulisse, ma qui il protagonista è un altro. Stiamo parlando del grande squalo bianco. L’odissea di quest’antico predatore dei mari termina anch’essa nel Mediterraneo. Ma comincia ben più lontano, e ci viene raccontata da pochi frammenti di DNA.
Un esemplare di grande squalo bianco (Carcharodon carcharias) nelle acque del Messico. (Cortesia: Pterantula)
Piccoli bastoncini dalle dimensioni microscopiche: non lo diresti, ma sono dentro di te, nascosti nelle profondità del tuo corpo. Normalmente ti aiutano dopo un lauto pranzo o una ricca cena ad assorbire meglio tutto ciò che mangi, ma possono diventare anche i tuoi peggiori nemici se danno il via a terribili gastriti o a diarree.
In un pomeriggio uggioso, facendo zapping in TV, vedi un paesaggio mozzafiato. I colori accesi ti risvegliano la voglia di vivere e la curiosità di saperne qualcosa di più. Ti informi su quel miraggio e scopri che con 15 ore di volo (che non sono poche) puoi raggiungerlo. Benvenuti sull’isola più grande delle Filippine: Luzon. Ma se non potessi prendere l’aereo? Il viaggio diventerebbe più lungo e complicato, sarebbe necessario imbarcarsi su una nave, ma potresti raggiungere la tua meta. E se neppure la nave fosse disponibile? Se nessuno avesse ancora inventato questi due mezzi di trasporto? Per esempio, un umano di 7 mila anni fa avrebbe potuto raggiungere l’isola? La risposta si trova in un piccolo osso di piede umano.
Icaro: non solo un nome, ma anche un mito. E un desiderio profondo che rimane ancora in un certo senso irraggiungibile: il volo. Certo, grazie all’ingegneria aeronautica ci siamo avvicinati un po’ di più al Sole, ma a quale prezzo? Weekend di approfondimento sulle nuove tecniche di parapendio. O magari ore passate davanti ai check-in per poi magari leggere sul monitor dell’aeroporto “Volo cancellato”. Che bello sarebbe invece spiegare le ali, correre per qualche metro e librarci nell’aria. E così, semplicemente, volare via.
Ali anche per stare in piedi. (Cortesia: M. Witton/D. Naish)
In genere si impara a leggere durante l’infanzia. Grazie a un complesso processo cognitivo ognuno inizia a decifrare attraverso la vista dei simboli scritti. Questi inducono la produzione di segnali chimici nel cervello e le molecole chimiche sono poi “tradotte” in parole, messaggi ed emozioni. Ma che cosa succede nel nostro cervello quando impariamo a leggere?
Le zone colorate sono aree del cervello più attive durante la lettura. (Cortesia: Dehaene et al./Science 2010)
Nella Bohemian Rhapsody, la famosa canzone dei Queen, il protagonista confessa di aver ucciso un uomo: “Put a gun against his head. Pulled my trigger, now he’s dead”. Per farlo ha premuto il grilletto (trigger) della pistola, mettendo fine a una vita. “Trigger”, però, significa anche “stimolo”, “impulso”, e in quest’accezione il termine è usato in un articolo pubblicato su “Nature” da Noah Planavsky e dai suoi colleghi della Woods Hole Oceanographic Institution, nel Massachusetts. Uno stimolo per la morte? No, anzi, per la vita. E, pensa un po’, se ne è sbucato da una “palla di neve”.
Non ha un diametro di 12 mila chilometri, però rende l'idea. (Cortesia: Kamyar Adl)
Nei circuiti, i transistor sono componenti elettronici che fanno da interruttori o servono per amplificare la corrente. Dopo cinque anni di lavoro, Daniel Branton e i suoi colleghi della Harvard University sono finalmente riusciti a realizzarli utilizzando il ghiaccio nel processo di fabbricazione.
Noi umani, e non solo noi, siamo costituiti da cellule che racchiudono al loro interno il DNA, la molecola della vita, simile a una “catena di perle” lunga 2 metri, arrotolata e impacchettata nei 46 cromosomi che possediamo. Le perle della collana si chiamano basi azotate e a ognuna, per convenzione, corrisponde una lettera. Se dovessimo trascrivere il DNA su un foglio, il risultato finale sarebbe più o meno questo: “ATTCACGGACT…”. Ecco perché viene paragonato a un codice a barre.
Vuoi scoprire qual è il segreto della bellezza? Sedute in palestra, ore passate all’interno di centri estetici e solarium non guastano se si vuole avere un fisico attraente. Ma che cosa colpisce esattamente l’occhio e l’interesse degli uomini? A quanto pare non bisogna andare tanto lontano. Infatti la risposta è proprio a portata di mano, o meglio di piede. Questo è quanto sostiene un gruppo di ricercatori guidato da Jeremy Atkinson, psicologo dell’Università di Albany, nello Stato di New York.
Ci aiuterà a combattere i virus umani contemporanei?
di Ylenia Pini
Un alone di mistero avvolge un antico virus rimasto dormiente per un milione di anni negli scimpanzé e nei loro antenati. Un gruppo di scienziati guidato da Paul Bieniasz, virologo della Rockefeller University di New York, ha fatto rivivere la porzione chiave di questo virus per capirne il meccanismo d’azione.
Ridere e piangere: due azioni diverse. Una l’opposto dell’altra. Eppure spesso è difficile individuare un netto confine tra le due. Quante volte è capitato che ci si metta a ridere così tanto da avere le lacrime agli occhi, per poi esclamare: “Sto piangendo dal ridere”? Quante volte abbiamo riso (una tipica risata isterica) anche se, data la circostanza, avremmo tanto voluto piangere? Visto? Il riso e il pianto non sono così inscindibili, eppure la loro origine è completamente diversa.
I cetacei mostrano sorprendenti capacità di interazioni sociali
di Roberto Insolia
Il cane è il miglior amico dell’uomo, forse l’animale con il quale riusciamo a interagire nel modo più appagante. Lo scimpanzé è invece la specie animale più vicina alla nostra dal punto di vista evolutivo. Ma che cosa sappiamo dei delfini? Il delfino è un mammifero marino ed è intelligente. Sì, ma quanto intelligente?
Femmina di delfino dal naso a bottiglia con i cuccioli. (Cortesia: Peter Asprey)
Può capitare di avere a che fare con dei veri dormiglioni: anche se la sera ci si addormenta tutti allo stesso orario, la mattina successiva loro si alzano costantemente dopo. Non dopo il suono della sveglia, bensì dopo tutti gli altri. Viceversa ci sono persone il cui corpo richiede poco sonno, vanno a letto tardi e si alzano all’alba senza alcuno sforzo. Come mai?
Non tutti dormiamo lo stesso numero di ore ma sono i geni a decidere di quanto sonno abbiamo bisogno. (Cortesia: Silvia Cambiè)
Dopo una cena tra amici ti senti più allegro. Se poi qualcuno si è complimentato con te per la cucina, ancora meglio. La sensazione che ti rimane in questo caso non è solo quella del divertimento per il tempo passato insieme, ma ti senti anche pervadere da un senso di fiducia in te stesso. In poche parole, la tua autostima è aumentata e il beneficio non è solo psicologico ma anche fisico, perché il tuo cuore funziona meglio.
Cambia la datazione di manufatti attribuiti a loro
di Chiara Mancini
Si racconta che per svegliare la sua squadra di scavo talvolta suonasse la cornamusa all’alba. Quel suono profondo echeggiava tutt’intorno ed era così che lo studioso della preistoria André Leroi-Gourhan amava dare inizio alla giornata. Leroi-Gourhan si occupò degli scavi della Grotte de Renne, in Francia, tra il 1949 e il 1963. Un sito parecchio importante, poiché nascondeva ben 15 strati geologici che raccontavano di ominidi che nel corso del tempo, da 45 mila a 28 mila anni fa, l’avevano occupata. Questo periodo include quello della presenza contemporanea in Europa dei Neanderthal, che vissero tra 130 mila anni e 30 mila anni or sono, e dell’uomo moderno, che arrivò in Europa tra 45 mila e 40 mila anni fa e poi ci rimase.