Archive for settembre 2010


Dai riti religiosi un aiuto all’evoluzione

settembre 29th, 2010 — 3:00am

Nei pesci si sviluppa la resistenza a un potente anestetico

di Chiara Mancini

E’ il momento. Tutti sono pronti per la partenza. Nessuno vuole mancare all’importante appuntamento che ormai da molti secoli si ripete ogni anno. La meta è la Cueva del Azufre, una grotta sulfurea nel meridione del Messico, precisamente nello Stato di Tobasco. Così, portandosi dietro una buona scorta di radici, i membri della popolazione indigena degli Zoque si dirigono là, pronti a sfruttare l’ambiente buio e suggestivo della grotta per celebrare un antico rito religioso. Ma che se ne fanno delle radici? Il fatto è che queste radici, siccome appartengono alla pianta del barbasco (Lonchocarpus urucu), possiedono una caratteristica molto particolare. Gli Zoque sapranno sfruttarla in modo che gli dei apprezzino il rituale e concedano la pioggia richiesta. Nel frattempo anche l’evoluzione godrà degli effetti del rito.

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Il naso elettronico

settembre 28th, 2010 — 3:00am

Dal Giappone una testa robotica che riconosce gli odori

di Anna D’Errico

Se ne parla spesso e ormai sembra quasi una leggenda metropolitana: è possibile creare un naso artificiale? Questa rappresenta una sfida ardua e allettante per numerosi ricercatori impegnati nelle neuroscienze e nella robotica. Un nuovo studio svolto presso l’Università di Tokyo sembra esserci andato vicino: sfruttando tecniche di bioingegneria il gruppo di Shoji Takeuchi ha infatti realizzato un sensore elettronico che riconosce odori e feromoni.

Xaenopus laevis.

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McSpot Shock

settembre 25th, 2010 — 8:40am

Perché prendersela solo con la grande “M” gialla?

di Chiara Mancini

Una “M” gialla dai contorni arrotondati spicca sullo sfondo di un quadrato rosso. Ma certo, si riconosce subito: c’è un Mc Donald’s qui vicino. Ne approfitto per pranzare. Quel tenero hamburger adagiato tra una foglia d’insalata e l’altra, il formaggio cheddar appena fuso sopra, il pomodoro, la maionese e un po’ di cipolla: il tutto racchiuso da due morbide fette di pane e accompagnato da croccanti patatine fritte. Agguanto il panino e mi appresto ad addentarlo. Gnam! Chomp, chomp, chomp: “Buooono!”. Mi sento come Homer Simpson quando mangia le ciambelle: felice ed estasiata. Il motto di questa catena di ristoranti è proprio azzeccato: “I’m lovin’it” (ovvero: mi piace).

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Meglio 100 giorni da sterili che uno da maschi

settembre 24th, 2010 — 3:00am

Il segreto del gene dell’eusocialità

di Mara Mazzola

Siete una piccola formica operaia? Vi affannate per il bene della colonia ma vi sentite inutili a causa della vostra sterilità? Non siate tristi! L’ultima scoperta in fatto di evoluzione del comportamento vi farà riguadagnare la vostra dignità.

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CSI: guardare per terra

settembre 23rd, 2010 — 3:00am

Una tecnica potente per ricostruire i delitti

di Chiara Mancini

In una calda notte d’estate di qualche anno fa Luigi Garlaschelli e Massimo Polidoro si aggiravano con fare sospetto davanti al Cimitero Maggiore di Pavia. A un certo punto si decisero a entrare, dato che avevano le chiavi ed erano lì con uno scopo preciso. L’atmosfera era inquietante, ma loro, tutto sommato tranquilli, si appostarono in un punto dal quale sarebbe stato facile vederli. Si sistemarono proprio accanto al campo di sepoltura più recente, dove la decomposizione dei cadaveri li avrebbe prodotti. Ma che cosa cercavano Luigi e Massimo? I fantasmi?

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Salario al merito (3. puntata)

settembre 22nd, 2010 — 3:00am

di Raf Erendum

Ogni riferimento a persone e cose realmente esistenti o a fatti realmente verificatisi è puramente casuale e assolutamente non intenzionale

1. puntata

2. puntata

Sentita la risposta della Valentina, il sergente Franconi prese una decisione eroica: sarebbe andato a ispezionare l’appuntato Braggi Virginio, che quel giorno doveva fare da staffetta al grande capo Ludovico “Pedra” Pedretti, in missione a Melide per partecipare a un programma della televisione locale. L’appuntato Braggi era convallerano del Pedra, oltre che dello stesso suo colore politico, e così veniva spesso scelto per operazioni impegnative come quella che l’aspettava quel 15 gennaio. La registrazione della trasmissione era prevista per le 19.00 e quindi il Braggi aveva a disposizione tutto il tempo che voleva per tirare a lucido la moto. Non tutta, però: un filino di fango secco sulla parte bassa del parafango posteriore l’avrebbe lasciato, così da poterlo togliere appena il Pedra fosse giunto a distanza ravvicinata. Il sergente Franconi arrivò nel garage della residenza governativa scalando le marce e frenando a scivolo semicircolare con bella eleganza. Il rumore caratteristico allertò l’appuntato che, vispo com’era, si precipitò con la strazza sul parafango posteriore. Dopo aver dato una approfondita occhiata alla moto dello staffettista, il sergente rivolse un largo sorriso al suo subalterno: “Bravo, Virginio, è così che si lavora! Ti farò giù un bel rapportino positivo, e farò in modo che lo veda anche il Pedra”. Non era tutta bontà d’animo, la sua: mostrare che sapeva ben motivare i subalterni sarebbe tornato anche a suo vantaggio, vedi bonus.

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Salario al merito (2. puntata)

settembre 21st, 2010 — 3:00am

di Raf Erendum

Ogni riferimento a persone e cose realmente esistenti o a fatti realmente verificatisi è puramente casuale e assolutamente non intenzionale

1. puntata

Nei paraggi di Lodi, Ciro Gobbin guardò con attenzione verso nord, dove sembrava che si stessero addensando nubi piuttosto scure. “No, per la miseria, dovrò mica montare le catene. Da Biasca in su bastano 2 centimetri di neve e sei fregato. Vedrò a Bellinzona che cosa conviene”, si disse. Poi, a scanso di noie, incrociò le dita e si toccò le parti intime. Non che fosse superstizioso, ma aveva letto che gli scongiuri funzionano anche per chi non ci crede. Mettere le catene a un TIR è un lavoraccio anche se lo fai in garage: su una strada innevata, con le mani gelate, è una vera maledizione di Dio.

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Macellai d’altri tempi

settembre 20th, 2010 — 11:12am

Anche i primi ominidi usavano il coltello

di Anna D’Errico

Lucy aveva il suo macellaio di fiducia, altro che bacche e verdurine. Con utensili in pietra tagliava la carne e spolpava le ossa. Sorprendente, dal momento che si tratta di un Australopithecus afarensis, un ominide che aveva più tratti in comune con le scimmie che con l’uomo e che i ricercatori credevano avesse un’alimentazione prevalentemente vegetariana. Ma questa non è l’unica sorpresa: il fatto cruciale è che alla luce delle recenti scoperte un pezzo della nostra storia va riscritta.

Ossa incise da utensili per tagliare la carne. (Cortesia: Dikika Research Project)

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Salario al merito (1. puntata)

settembre 20th, 2010 — 3:00am

di Raf Erendum

Ogni riferimento a persone e cose realmente esistenti o a fatti realmente verificatisi è puramente casuale e assolutamente non intenzionale

Erano le 4 di mattina del 15 gennaio quando Ciro Gobbin salì sul suo TIR ad Ancona per portare 40 tonnellate di pesce a Reims. Il percorso gli era ben noto: SS16 fino ad Aspio Terme, A14 fino a Bologna, circonvallazione, A1 fino a Milano, tangenziale Ovest, pochi chilometri sulla A8, poi la A9 fino a Chiasso (“Speriamo che non siano troppo svizzeri”), la A2 attraverso la Svizzera, poi i nomi-numeri delle strade si accavallano, ma insomma Basilea – Mulhouse – Colmar – Strasbourg – Saarbrücken – Metz e finalmente Reims. Una passeggiata di 1261 chilometri, da percorrere, se tutto va come deve andare, in una quindicina di ore, senza contare le soste.

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11 settembre: Bosco vs. Attivissimo

settembre 16th, 2010 — 8:05am

Finalmente un confronto aperto, democratico e senza estremismi

di Chiara Mancini

Era l’11 settembre di nove anni fa. Le Torri Gemelle di New York crollavano, polvere e detriti si riversavano sulle strade. Le persone fuggivano, confuse e spaventate. Molte morivano, gettandosi dalle finestre o finendo seppellite dalle macerie. Un’enorme tragedia, un evento che sconvolse tutti gli Stati Uniti e il mondo intero. Fu qualcosa di talmente catastrofico che quasi sembrava impossibile fosse successo davvero. Eppure era lì da vedere, al telegiornale dell’edizione straordinaria che mostrava il cuore fatto a pezzi di una città impaurita e scioccata.

Possibile che qualcuno fosse riuscito a fare una cosa del genere? Ma chi? Come? E poi perché? La gente, ancora incredula, cercò di darsi delle risposte. Forse l’unico modo per provare a dare un senso a ciò che non sembrava averne alcuno.

C’è chi le risposte le sta cercando ancora, convinto che la verità non è quella che ci è stata raccontata. C’è chi invece accetta le spiegazioni che sono state date dalla così detta “versione ufficiale”, giudicandole plausibili. Un dibattito alla libreria Esoterica di Milano, proprio nel giorno dell’11 settembre scorso, ha visto contrapporsi queste due posizioni. Dopo tutti questi anni, finalmente un faccia a faccia: da una parte Tom Bosco, direttore responsabile dell’edizione italiana di “Nexus Magazine”, e dall’altra Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale.

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C’è un neuro- per tutto

settembre 16th, 2010 — 3:00am

La pubblicità a misura di neurone

di Anna D’Errico

L’ultima moda del momento sono le neurocose. Basaglia stavolta non c’entra e, anche se con lui si sono in parte sdoganati certi tabù, è pur vero che quanto accade nella testa delle persone continua a destare curiosità e a provocare un misto di fascinazione e senso di disagio. Sicché le neuroscienze acchiappano un sacco. Acchiappano a tal punto che ormai fioccano neurodiscipline da ogni dove. Ecco nate la neuroetica e il neuromarketing e perfino la neuroeconomia, tanto per citarne alcune. Che viene onestamente anche un po’ da sorridere, perché sembra di stare a neurolandia.

Ora però, senza fare troppo i puristi della scienza con la puzza sotto il naso, cerchiamo di capire: è davvero tutto fumo o c’è anche un po’ di arrosto? E’ più o meno ciò che si è chiesta anche la redazione di “New Scientist” il mese scorso. E ha voluto sperimentare “sulla propria pelle” le strategie del neuromarketing. Ma andiamo con ordine.

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It tastes like chicken: l’uccello Roc (Aepyornis maximus)

settembre 14th, 2010 — 5:35pm

di Tupaia

Dicomi certi mercatanti che vi sono iti, che v’à uccelli grifoni, e questi uccelli apaiono certa parte dell’anno, ma non sono cosí fatti come si dice di qua, cioè mezzo uccello e mezzo lione, ma sono fatti come aguglie, e sono grandi com’io vi dirò. Egli pigliano l’alifante e pòrtallo su in aire, e poscia il lasciano cadere, e quelli si disfa tutto, poscia si pasce sopra lui. Ancora dicono quelli che l’ànno veduti, che l’alie sue sono sí grandi che cuoprono 20 passi, e le penne sono lunghe 12 passi, e sono grosse come si conviene a quella lunghezza. […] Quelli di quella isola sí chiamano quello uccello ruc, ma per la grandezza sua noi crediamo che sia grifone.
Marco Polo, Il Milione, Capitolo 186: Dell’isola di Madegascar

E’ oggi ben risaputo che non e’ vero che i dinosauri si sono estinti 65 milioni di anni fa con la caduta del famoso meteorite: almeno un piccolo gruppo di saurischi e’ giunto fino a noi sotto forma di uccelli, come ci dicono le analisi del DNA, evolutisi nel Giurassico. Ma se anche non credessimo al DNA mitocondriale, ci basterebbe guardare le zampe di un qualsiasi Ratite per crederci: la fotografia qui sotto non mostra le zampe di un T. rex dietro i cancelli di Jurassic Park, ma le zampe di uno struzzo dietro quelli dello zoo di Whipsnade.

Continua… (L’orologiaio miope)

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Chimica verde: non è un ossimoro

settembre 14th, 2010 — 5:25pm

Grazie alla biocatalisi

di Marco Cagnotti

Quest’intervista è disponibile in versione
ridotta anche nel podcast
di Quarantadue

Dici “chimica” e subito ti si affacciano alla mente le industrie, la plastica, i solventi, l’inquinamento. Che cosa c’è di più artificiale, quindi innaturale, quindi dannoso per Madre Natura di quella cosa schifosa che è… la chimica?

Invece no. Insomma… non sempre, almeno. Non per forza. Suonerà forse strano, ma c’è anche una chimica verde, sostenibile, ecologica. Utopia? Ossimoro? Ne parliamo con Daniela Ubiali, ricercatrice della facoltà di Farmacia dell’Università di Pavia. Daniela è un chimico farmaceutico, quindi dovrebbe occuparsi di scoprire nuove molecole potenzialmente utili per curare o prevenire le malattie. In effetti ha fatto anche questo, nella propria carriera professionale. Ora però si occupa di sviluppare metodi nuovi per preparare farmaci già noti e in commercio. Metodi meno pericolosi per l’ambiente. Metodi che, nel suo caso, si basano sulla biocatalisi. Facciamocelo raccontare da lei stessa: l’abbiamo incontrata con la valigia in mano, perché sta per partire per l’International Biotechnology Symposium 2010, che da oggi fino al 18 settembre si svolgerà a Rimini.

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Capire come possiamo capire

settembre 14th, 2010 — 5:20pm

Un giovane cosmologo fra scienza, arte e divulgazione

di Marco Cagnotti

Quest’intervista è disponibile in versione
ridotta anche nel podcast
di Quarantadue

Che cosa c’è di più preciso e certo della matematica? E che cosa di più oggettivo e sicuro della sua figlia prediletta (ahem, si fa per dire…), la fisica? Leggi eleganti, rigorose e perfette, prive di eccezioni, quasi incise nella pietra fin dall’inizio dei tempi. E noi lì, a spremerci le meningi per scoprirle e poi stamparle in dotte dissertazioni che diventeranno patrimonio comune del genere umano, nello stupefacente edificio intellettuale della scienza che…

No. Niente. Calma e gesso. Fare scienza significa sporcarsi le mani, ravanare fra dati imprecisi e parziali, verità in progress, revisioni, ripensamenti e barre d’errore. E la conoscenza scientifica è tutto fuorché certa. Anzi, è statistica. Ne è convinto Roberto Trotta, giovane fisico teorico… anzi cosmologo… o forse analista statistico… insomma uno che nell’incertezza sguazza. Partito da ragazzino con l’idea di capire com’è il mondo, a 33 anni si occupa invece di capire come noi possiamo capire. Un metadiscorso, per così dire. Dopo il liceo a Locarno, il diploma al Politecnico Federale di Zurigo, il dottorato a Ginevra e un incarico a Oxford, oggi Trotta è lecturer presso l’Imperial College di Londra. Con lui abbiamo affrontato il discorso alla lontana e abbiamo finito per scoprire un’insospettabile (a priori) passione per la divulgazione, seguita percorrendo strade quanto meno originali.

Cominciò come cosmologo, proseguì come statistico... (Cortesia: R. Trotta)

Continua… (Stukhtra)

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Biocatalisi, cosmologia e uccelli elefante

settembre 13th, 2010 — 3:00am

Puntata eterogenea per Quarantadue

di Marco Cagnotti

La sesta puntata di Quarantadue andrà in onda domani alle 17 e 15. Argomenti: chimica, cosmologia ed etologia.

Per la chimica, parleremo di chimica verde, cioè sostenibile, cioè amica della natura, cioè… insomma, una cosa che sembra impossibile nell’immaginario collettivo ma che in realtà non lo è. Infatti la biocatalisi sfrutta gli enzimi per accelerare le reazioni chimiche. Proprio gli enzimi: quelli che si trovano e agiscono anche dentro di noi. Ebbene, in laboratorio si possono usare per produrre farmaci in maniera meno costosa, più sicura e più friendly per l’ambiente.

Di cosmologia discuteremo invece con un giovane “Topo di laboratorio”, ticinese trapiantato a Londra. E scopriremo che non di sola fisica vive l’uomo, ma anche di divulgazione e perfino di… arte.

Da ultimo, il consueto appuntamento con Tupaia, che stavolta ci parlerà di un uccello estintosi nel Madagascar. Un volatile gigantesco, mostruoso. Una bestia tale che il suo uovo era il più grosso fra tutte le uova conosciute, più grosso anche delle uova di dinosauro. E’ (anzi era…) l’uccello elefante.

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5 minuti del tuo tempo

settembre 11th, 2010 — 5:37pm

Per sondare la tua visione della scienza

di Marco Cagnotti

Dai, son solo 5-minuti-5. Garantito: non uno di più. Anzi, se hai le idee chiare e quindi sei veloce, perfino un paio di meno. E’ il progetto 2Ways: serve per capire come i cittadini europei percepiscono la scienza, la sua importanza, il suo impatto sulla società. E ti chiede solo di rispondere a una manciata di domande. Per noi, ci sono un sondaggio italiano e un sondaggio svizzero: scegli quello che ti riguarda e di’ la tua.

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Oetzi è davvero morto lassù?

settembre 1st, 2010 — 3:00am

Forse fu seppellito lì con tutti gli onori

di Chiara Mancini

La Stuibenfall, che si trova in Austria, è la più grande cascata del Tirolo. L’acqua cade da un’altezza di 159 metri e impatta là, dove i nostri occhi la stanno osservando. Potremmo prepararci all’ascesa e raggiungere la cima della cascata. Ma, siccome siamo pigri, preferiamo dirigerci nel verso opposto e seguire il torrente che scende nella Oetztal. Prima di arrivare al paesino di Umhausen, si intravede un villaggio, Oetzi-Dorf, dalle case un po’ strane. In effetti fanno parte di una ricostruzione che mostra come se la cavavano in quelle zone gli uomini di 5.000 anni fa. Tra loro anche lui, Oetzi: l’uomo dei ghiacci. Le capanne, la piroga, il bivacco dei cacciatori, gli ornamenti, le armi rudimentali fanno rivivere momenti caratteristici del villaggio del tardo Neolitico come la cottura del pane, l’allevamento del bestiame, le riunioni accanto al fuoco, i rituali attorno ai menhir. In un video sono spiegati i sistemi che Oetzi utilizzava per accendere il fuoco, per conciare le pelli, per cucire, per costruirsi gli attrezzi. Certo era in gamba, Oetzi. Ma siamo sicuri di sapere tutto su di lui? Forse no. Perlomeno questo è quanto suggerisce una recente ricerca pubblicata su “Antiquity” a opera dell’archeologo Alessandro Vanzetti, dell’Università La Sapienza di Roma, e dei suoi colleghi.

Forse si presentava così. (Cortesia: Gerbil)

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