Archive for luglio 2010


Uova che chiedono di essere mangiate

luglio 30th, 2010 — 3:00am

di Chiara Mancini

Invece che “grande tinamo” quest’uccello dovrebbe chiamarsi “grande stupido”. Almeno è quel che viene da pensare a prima vista. Infatti il Tinamus major, che vive nelle foreste del Costa Rica, fa una cosa molto strana: depone uova color turchese. E non solo turchesi, ma pure belle sgargianti. Tra i colori scuri del sottobosco è come se appendesse un manifesto che dicesse agli animali saccheggiatori di nidi: “Ehi, sveglia, qui c’è qualcosa di gustoso per voi”. E c’è di più: le uova sono anche praticamente servite in tavola. Nel senso che non sono nascoste, non sono protette da nidi, non si trovano sui rami alti lontani dal suolo. Sono semplicemente lì a terra, adagiate sulle foglie, talvolta tra le grosse radici di un albero.

Un genio oppure un idiota? (Cortesia: Patrick Coin)

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Il richiamo ingannatore del felino

luglio 27th, 2010 — 3:00am

di Chiara Mancini

Il cacciatore lo sa: riprodurre il verso dell’animale è un buon sistema per far sì che la preda si avvicini. Intelligente strategia, soprattutto quando a metterla in pratica è un bel gattone dell’America del Sud: il margay (Leopardus wiedii). E’ un felino slanciato, dal mantello chiazzato e con una grande abilità da acrobata, talmente adattato alla vita sugli alberi che, osservando i suoi spostamenti da un ramo all’altro, sembra di vedere una scimmia.

L'osservatore... (Cortesia: Malene Thyssen)

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Common Descent

luglio 26th, 2010 — 3:00am

Fonte: Abstruse Goose

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Scienza tatuata

luglio 23rd, 2010 — 3:00am

Gli scienziati sono persone come le altre. Anche fra loro c’è gente che apprezza i tatuaggi. Così troverai formule, disegni, schemi e diagrammi indelebili impressi sulla pelle umana. Carl Zimmer ne ha raccolti centinaia nel Science Tattoo Emporium.

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Il teschio dell’antenato

luglio 21st, 2010 — 5:40am

Permetterà di capire che cosa accadde fra 35 e 23 milioni di anni fa

di Chiara Mancini

Passeggiava su un altopiano color ruggine proprio sopra la Mecca, in Arabia Saudita. Era in cerca di fossili e, per la precisione, puntava a quelli di antiche balene. Infatti Iyad Zalmout, paleontologo dell’Università del Michigan, era convinto che un tempo lì ci fosse il mare. Pensava che in quelle rocce si nascondessero fossili risalenti al Cretaceo (periodo compreso tra 145 e 65 milioni di anni fa) e dunque non si sarebbe meravigliato nel trovarci pure qualche scheletro di dinosauro.

I resti ritrovati in Africa. (Cortesia: Nature)

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Il Candirù (Vandellia cirrhosa). Un racconto dell’orrore: il pesce vampiro di Tupaia

luglio 20th, 2010 — 5:40pm

di Tupaia

La prima volta che ho letto di questo pesce ero alle scuole elementari e leggevo un resoconto dei viaggi esplorativi in Sud America di Sir Francis Drake, più noto ai più per essere l’amante della regina Elisabetta I che un esploratore e un corsaro, per la verità. Comunque sia mi impressionò moltissimo, ed è rimasta per me una storia più da incubo notturno che da zoologia, forse anche a causa della giovane età, ma non solo. Se siete impressionabili, non andate avanti nella lettura!

Continua… (L’orologiaio miope)

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Nomade per la fisica

luglio 20th, 2010 — 5:23pm

Un giovane fenomenologo ticinese in giro per il mondo

di Marco Cagnotti

Clerici vagantes, li chiamavano nel Medioevo: studenti in migrazione da un’università all’altra alla ricerca del professore più famoso, del maestro più autorevole, delle opere più rare e preziose. Nomadi della conoscenza. Finita quell’epoca remota, è poi invalsa l’abitudine di restare legati a un’unica sede universitaria, sia per lo studio sia per la carriera accademica. A partire dal secondo Dopoguerra, i giovani studiosi sembrano tuttavia costretti a riprendere quell’antica abitudine: ti diplomi qui, il dottorato lo fai là, il post doc altrove… Poi ti sposti ancora e ancora di sede in sede, cercando nuove borse: un paio d’anni in Danimarca, tre in Giappone, ancora due negli Stati Uniti… Stimolante, ma alla lunga fiaccante. Perché lascia in sospeso affetti e legami. E anche perché impedisce di programmare la propria vita con un minimo di sicurezza: una famiglia, dei figli, l’acquisto di una casa…

Ne abbiamo parlato con un giovane fisico ticinese, fresco di dottorato: Gionata Luisoni. Che si trova proprio in mezzo al guado.

Feynman ne sarebbe orgoglioso...

Continua… (Stukhtra)

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La Sindone non è riproducibile? Seee… come no!

luglio 20th, 2010 — 5:15pm

Luigi Garlaschelli e la sua passione per il lenzuolo torinese

di Marco Cagnotti

“Mefistofelico”, lo hanno definito. In effetti, con quel pizzetto e l’occhio malizioso, a ben guardare… D’altronde non c’è da stupirsi se l’hanno associato a una figura diabolica: Luigi Garlaschelli ai preti proprio non va a genio. Fin dai primi Anni Novanta, quando realizzò una copia del sangue di san Gennaro. Uguale uguale, proprio. Bastava agitarlo per vederlo passare dallo stato solido a quello liquido. Ma di miracolo nemmeno l’ombra. Il segreto sta nella tissotropia: l’energia meccanica delle scosse rompe i legami di questa specie di gelatina e fa cambiare stato alla sostanza. Facile immaginare la poca simpatia riscossa da Garlaschelli nella Curia napoletana e, per estensione, in tutta la Chiesa cattolica. Ma non di solo san Gennaro vive Garlaschelli. Che ha fabbricato anche una Madonna piangente sangue. E più di recente ha prodotto pure una copia della Sindone: argomento adesso di grande attualità, alla luce della recente ostensione torinese a beneficio dei fedeli. Abbiamo incontrato il mefistofelico personaggio per farci raccontare la storia della sua passione per questo strano lenzuolo.

Come si può non fidarsi di un personaggio simile?

Continua… (Stukhtra)

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Sindoni, fughe e pesci cattivissimi

luglio 19th, 2010 — 3:00am

Quarantadue parla di religione, ancora una volta. Ma con un taglio diverso

di Marco Cagnotti

Quarta puntata di Quarantadue radiofonico: in onda domani su Rete Tre dalle 17 e 15.

Parleremo ancora di religione, ma senza occuparci di massimi sistemi. Stavolta ci concentreremo invece su qualcosa che può essere studiato scientificamente: una reliquia. La Sindone di Torino, per la precisione. Che poi vera e propria reliquia non è, perché la stessa Chiesa Cattolica non la riconosce come tale. E, per di più, c’è chi sostiene di poterla riprodurre. Noi lo abbiamo incontrato e ci siamo fatti raccontare come ha fatto.

Abbiamo anche incontrato un uomo in fuga. Per la verità, non proprio in fuga. Diciamo un uomo con le valigie in mano. Un giovane fisico ticinese che sta per partire per l’Inghilterra, dove trascorrerà un periodo di post doc. Tutto normale. Ma che ne sarà di lui dopo? Potrà tornare in Svizzera e continuare a fare lo scienziato? Oppure parteciperà alla fuga dei cervelli?

Infine una bestiaccia tremenda. A vederla non si direbbe: sembra un innocuo pesciolino. Ma per ascoltare il racconto di Tupaia ci vorranno nervi saldi. Perché il candirù sembra uscito da un film dell’orrore. Garantito: non farete mai più il bagno in un fiume amazzonico.

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Le balene urlano: qualcuno le sente?

luglio 16th, 2010 — 3:00am

Sono costrette dal rumore di fondo di origine umana

di Chiara Mancini

A quanto pare sì: c’è chi era proprio all’ascolto e, nonostante il rumore, le ha sentite. Susan Parks, della Pennsylvania State University, assieme ai suoi colleghi ha registrato i richiami delle right whale, le balene “giuste”, e le ha sentite urlare. Le right whale non si chiamano così perché sono “ganze”, ma perché sono da sempre ritenute le più adatte ad essere cacciate. Nuotano lentamente, sono ricche di grasso e dopo la morte rimangono a galla. Così, a causa della caccia facile, sono state portate quasi all’estinzione e tuttora sono nella lista delle specie a rischio, con soli 400 esemplari allo stato naturale nel Nord dell’Atlantico.

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Dipinti delle caverne

luglio 15th, 2010 — 3:00am

Sono i primi della Storia

di Anna D’Errico

Andiamo in Romania. Nel Nordovest della Romania. Per la precisione nella grotta di Coliboaia. Ficchiamo il naso in questi angusti spazi avvolti dall’Europa Centrale e per un istante guardiamo cavalli e orsi con gli occhi di qualche migliaio di anni fa. Mica semplice, direte. Infatti per scoprire queste pitture rupestri gli scienziati ci anno messo quasi 30 anni. Ma ne è valsa la pena.

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Fare a meno degli impollinatori

luglio 13th, 2010 — 3:00am

Alcune piante sembrano andare verso questa evoluzione

di Chiara Mancini

Colore sgargiante, profumo inebriante e nettare ghiotto: stratagemmi che l’evoluzione s’è inventata per far sì che il fiore attraesse insetti impollinatori come il bombo (Bombus terrestris). Il bombo è un’ape pelosa, nera con strisce chiare, che svolazzando tra i fiori trasporta il polline e aiuta alcune piante a riprodursi, garantendo la sopravvivenza della loro specie. Purtroppo malattie, cambiamenti climatici e modifiche ambientali prodotte dall’uomo stanno riducendo in tutto il mondo il numero di questi animali. Indispettita, l’evoluzione risponde con un sonoro “Chissenefrega!”. Lei, infatti, è già pronta al contrattacco.

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Dieci prove contro la teoria darwiniana

luglio 9th, 2010 — 10:00am

di Astutillo Smeriglia

Da un po’ di tempo circola una teoria a proposito dell’evoluzione della specie umana che riscuote un certo successo fra gli atei, i libri di scuola, Marx ed Engels. E’ di un certo Darwin. Il cognome non me lo ricordo.

Per chi non legge i giornali è forse il caso di fare un riassunto imparziale e il più possibile obiettivo di questa strampalata accozzaglia di panzane.

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Psicofisica di genere

luglio 8th, 2010 — 10:00am

di Massimo Stirutti

Avvertenza: Sì, è una provocazione. Prendetela come tale.

La guardo e non capisco. Mi sento impotente: vorrei aprire quella testa e frugare per capire, per imporre un po’ d’ordine. Ma lei mi osserva, impassibile. O m’insulta, magari. Oppure fa le fusa. Comunque sempre mi sfugge.

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L’America colonizzata quante volte?

luglio 8th, 2010 — 3:00am

Altri visitatori prima dei Nativi Americani

di Chiara Mancini

“Terraaa, terraaa!”. E Cristoforo Colombo sbarcò in America. Ad accoglierlo indigeni seminudi, disarmati e cordiali: i Nativi Americani, che lui, convinto di essere approdato in India, battezzò ingenuamente Indios. Ma che origini avevano? Fino a oggi sembrava proprio che gli antenati dei Nativi Americani attuali fossero stati i primi a mettere piede nel continente americano. Per lo meno questo è ciò che sostenevano le prove genetiche Ma vecchie ossa e antichi scheletri venuti dal passato raccontano un’altra storia.

Ritratto di gruppo delle etnie dei Nativi Americani.

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Ha ragione B.: c’è troppa libertà di stampa

luglio 7th, 2010 — 6:48am

di Marco Cagnotti

Siore e siori: la fiera delle minchiate. Con supercazzole assortite a beneficio dei tre neuroni che si aggirano tristi nella scatola cranica del lettore quadratico medio de “il Giornale”.

Un assaggino, giusto per gradire:

(…) Tra l’altro all’esperimento aveva assistito anche il professor Piero Pasolini, illustre fisico e amico di un’altra celebrità scientifica qual è il professor Antonino Zichichi. In una sua relazione, Pasolini parlò di “campi magnetici, gravitazionali ed elettrici interagenti che sviluppano atomi di antimateria proiettati e focalizzati in zone di spazio ben determinate anche al di là di schemi di materiali vari, che essendo fuori fuoco si manifestano perfettamente trasparenti e del tutto indenni”.

In pratica, ma qui entriamo in una spiegazione scientifica un po’ più complessa, gli scienziati italiani che avevano realizzato quel macchinario, sarebbero riusciti ad applicare la teoria di Einstein sul campo unificato, e cioè identificare la matrice profonda ed unica di tutti i campi di interazione, da quello forte (nucleare) a quello gravitazionale. Altri fisici in tutto il mondo ci avevano provato, ma senza alcun risultato. Gli italiani, a quanto pare, c’erano riusciti. (…)

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Il serpente robot

luglio 6th, 2010 — 3:00am

Anzi lo scinco, per la precisione

di Chiara Mancini

Si dice che lo struzzo, in caso di pericolo, nasconda la testa sotto la sabbia. Contento lui… Se però il pericolo fosse rappresentato da un terremoto, per noi sarebbe molto meglio trovare sotto la sabbia la testa (e anche il corpo) di un serpente: quello costruito da Daniel Goldman e Ryan Maladen, del Georgia Institute of Technology di Atlanta.

Scincus scincus.

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Uomo e malaria, insieme

luglio 1st, 2010 — 3:00am

Lasciarono l’Africa per conquistare il pianeta

di Chiara Mancini

Febbre ciclica, cefalea violenta, brividi: sono solo alcuni dei sintomi della malaria, una malattia trasmessa dalla zanzara Anopheles che inietta nel sangue della persona punta un parassita, il Plasmodium falciparum. Un’antica condanna per l’uomo, tanto che gli scienziati sostenevano che il flagello ci perseguitasse da ben 10 mila anni. Un nuovo studio, pubblicato su “Current Biology”, ci dice che in realtà, quando l’uomo abbandonò il continente africano, tra 50 e 60 mila anni fa, era già affetto da questa malattia.

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