Category: Topi di laboratorio


La storia dalle piante

giugno 1st, 2011 — 3:00am

Grazie alla dendrocronologia

di Marco Cagnotti

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di Quarantadue

Quanti anni ha una pianta? Facile: la tagli e poi conti gli anelli concentrici, sapendo che c’è n’è uno per ogni anno. Dopodiché ti sei tolto la soddisfazione, hai acquisito un’informazione tutto sommato poco importante e la pianta è morta. Ma la scienza non si fa così. Anzitutto dagli anelli di accrescimento si possono ricavare molte più informazioni che non solo la semplice età. E poi non è nemmeno necessario uccidere la pianta: basta estrarne una carota.

Per saperne di più, ci siamo rivolti a Mark Bertogliati, un giovane ricercatore dell’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL, acronimo che sta per Wald, Schnee und Landschaft), che si è specializzato in dendrocronologia. Un ingegnere forestale, quindi. Ma anche uno storico. Insomma, un topo il cui laboratorio è il bosco ma anche l’archivio.

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Insetti, che passione!

aprile 20th, 2011 — 4:43pm

Fra cicaline e malattie dei vigneti, la vita e le avventure di una giovane entomologa italiana in Ticino

di Marco Cagnotti

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di Quarantadue

Le guardi e le trovi deliziose. Insomma, come può essere delizioso un insetto. Però sì, in effetti le cicaline sono graziose, dai. E innocue. O no? Diamine, no. Proprio no. Velenose? Macché: non sono pericolose per l’uomo. Anzi, sì, ma solo per una categoria ben precisa di esseri umani: i viticoltori. Perché alcune cicaline sono devastanti per i vigneti, configurandosi come vettori del parassita che provoca la flavescenza dorata. Sei un viticoltore e la tua vigna è stata colpita dalla flavescenza? E’ una tragedia: rischi di dover estirpare tutto. Eeehhh… brutta, bruttissima storia.

A studiare le cicaline in Ticino c’è una giovane entomologa, Valeria Trivellone. Ma non si occupa solo di cicaline. Noi abbiamo incontrato Valeria e ci siamo fatti raccontare le sue (non poche) passioni.

Cicalina a Camorino. Sembra così innocua... (Cortesia: V. Trivellone)

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Una vocazione tardiva

ottobre 19th, 2010 — 5:19pm

Fisici non si nasce: si diventa

di Marco Cagnotti

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di Quarantadue

La vedi e pensi: “No, non lei”. Perché l’archetipo prototipo del fisico non è così. E’ sfigato, invece. Imbranato, bruttino, distratto. Non è una graziosa ragazza magra e alta e sorridente e solare. Poi parli con Anna McLeod e capisci che i tuoi erano solo pregiudizi. Non solo: che hai incontrato una persona con una storia interessante e bizzarra.

Che cosa starà pensando?

Continua… (Stukhtra)

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Capire come possiamo capire

settembre 14th, 2010 — 5:20pm

Un giovane cosmologo fra scienza, arte e divulgazione

di Marco Cagnotti

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di Quarantadue

Che cosa c’è di più preciso e certo della matematica? E che cosa di più oggettivo e sicuro della sua figlia prediletta (ahem, si fa per dire…), la fisica? Leggi eleganti, rigorose e perfette, prive di eccezioni, quasi incise nella pietra fin dall’inizio dei tempi. E noi lì, a spremerci le meningi per scoprirle e poi stamparle in dotte dissertazioni che diventeranno patrimonio comune del genere umano, nello stupefacente edificio intellettuale della scienza che…

No. Niente. Calma e gesso. Fare scienza significa sporcarsi le mani, ravanare fra dati imprecisi e parziali, verità in progress, revisioni, ripensamenti e barre d’errore. E la conoscenza scientifica è tutto fuorché certa. Anzi, è statistica. Ne è convinto Roberto Trotta, giovane fisico teorico… anzi cosmologo… o forse analista statistico… insomma uno che nell’incertezza sguazza. Partito da ragazzino con l’idea di capire com’è il mondo, a 33 anni si occupa invece di capire come noi possiamo capire. Un metadiscorso, per così dire. Dopo il liceo a Locarno, il diploma al Politecnico Federale di Zurigo, il dottorato a Ginevra e un incarico a Oxford, oggi Trotta è lecturer presso l’Imperial College di Londra. Con lui abbiamo affrontato il discorso alla lontana e abbiamo finito per scoprire un’insospettabile (a priori) passione per la divulgazione, seguita percorrendo strade quanto meno originali.

Cominciò come cosmologo, proseguì come statistico... (Cortesia: R. Trotta)

Continua… (Stukhtra)

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Nomade per la fisica

luglio 20th, 2010 — 5:23pm

Un giovane fenomenologo ticinese in giro per il mondo

di Marco Cagnotti

Clerici vagantes, li chiamavano nel Medioevo: studenti in migrazione da un’università all’altra alla ricerca del professore più famoso, del maestro più autorevole, delle opere più rare e preziose. Nomadi della conoscenza. Finita quell’epoca remota, è poi invalsa l’abitudine di restare legati a un’unica sede universitaria, sia per lo studio sia per la carriera accademica. A partire dal secondo Dopoguerra, i giovani studiosi sembrano tuttavia costretti a riprendere quell’antica abitudine: ti diplomi qui, il dottorato lo fai là, il post doc altrove… Poi ti sposti ancora e ancora di sede in sede, cercando nuove borse: un paio d’anni in Danimarca, tre in Giappone, ancora due negli Stati Uniti… Stimolante, ma alla lunga fiaccante. Perché lascia in sospeso affetti e legami. E anche perché impedisce di programmare la propria vita con un minimo di sicurezza: una famiglia, dei figli, l’acquisto di una casa…

Ne abbiamo parlato con un giovane fisico ticinese, fresco di dottorato: Gionata Luisoni. Che si trova proprio in mezzo al guado.

Feynman ne sarebbe orgoglioso...

Continua… (Stukhtra)

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Da Porza al Sudafrica, in cerca di primati…

giugno 22nd, 2010 — 5:19pm

…intesi come scimmie, non quelli del Guinness

di Marco Cagnotti

In Ticino non ci sono scimmie allo stato selvatico. Neanche una. Nemmeno piccolina. Non uno scimpanzé, un macaco, un babbuino, uno uistitì. Niente di niente. Accade però che a una giovane ticinese salti il ghiribizzo di studiare proprio le scimmie, vedi un po’. Sicché da Porza finisce prima in Thailandia e poi in Sudafrica, fra bracconieri e animali maltrattati. Poi Damiana Ravasi torna e ci racconta la sua storia, i suoi progetti, le sue speranze.

In simpatica compagnia. (Cortesia: D. Ravasi)

Damiana, dove sei nata, dove sei cresciuta, dove hai studiato?

Sono nata e cresciuta a Porza e gli studi fino alla maturità li ho fatti al Liceo di Lugano 2, che era ancora a Canobbio.

E poi?

Poi sono andata a studiare biologia a Losanna per i primi due anni e a Neuchâtel per gli ultimi due.

Perché questo trasferimento?

Perché a Losanna non c’era ancora un corso di etologia.

Che sarebbe?

La scienza che studia il comportamento degli animali. Quel corso a Losanna l’hanno introdotto l’anno dopo la mia partenza. Quando poi ho finito a Neuchâtel, sono partita per un’esperienza di volontariato in Thailandia.

Lunga?

Sarei dovuta fermarmi due mesi. Ci sono rimasta due anni.

Come mai?

Mi piaceva molto quello che facevo. E poi era utile.

Un’attività sociale?

Sì, perché in Thailandia i primati sono tenuti come animali domestici. Dal 1992 è illegale, ma c’è chi lo fa ancora. Succede anche in Africa, dove per esempio i babbuini sono tenuti come animali domestici finché sono piccoli e poi fanno una brutta fine perché diventano pericolosi. Ma lì il problema è soprattutto la caccia agli animali come fonte di cibo. In Thailandia, invece, le scimmie sono sfruttate come attrazioni, per scattare foto con i turisti. Le espongono nei bar, le fanno ubriacare, le drogano, le maltrattano, le tengono in condizioni terribili.

Che orrore! E tu che cosa facevi?

Io partecipavo a un progetto di aiuto a questi animali. C’era un santuario, dove i gibboni venivano protetti e seguiti, anche fatti accoppiare per formare delle famiglie. In qualche raro caso si riusciva a rilasciarli nella foresta, ma era un processo lungo e delicato. E io seguivo proprio gli esemplari di gibboni ridiventati liberi.

Gibboni reintrodotti, di vedetta. (Cortesia: D. Ravasi)

Ci hai detto che si trattava di volontariato. Ma come riuscivi a mantenerti?

Beh, in Thailandia la vita costa poco. Ogni tanto tornavo a casa, lavoravo qualche mese, risparmiavo un po’ e poi tornavo là.

Dalla Thailandia a…

…al Sudafrica, quasi subito. Lì sono stata per un po’ assistente di ricerca e poi ho svolto il mio dottorato a Città del Capo occupandomi di babbuini. Per la precisione, dell’influenza umana sulle dinamiche fra i babbuini e i loro parassiti, in funzione della conservazione della specie. E sono rimasta in Sudafrica per quattro anni.

Frequentatori abituali delle strade sudafricane. (Cortesia: D. Ravasi)

E adesso?

Adesso sto cercando di rimanere nell’ambiente della conservazione dei primati. Però con molta fatica, perché mancano i finanziamenti. Per la verità avrei già un incarico come post doc in Canada, ma mancano i fondi.

In Canada? Ma in Canada non ci sono scimmie!

Però c’è un importante specialista nel settore della ricerca sulle scimmie, che da almeno 15 anni svolge studi sul campo in Uganda.

Un passo indietro, adesso, sul tuo passato. A scuola eri secchiona o fancazzista?

Ero abbastanza studiosa, anche perché non avevo una gran memoria. Chi può contare sulla propria memoria può anche studiare due giorni prima delle prove. Io invece dovevo studiare con molto anticipo. Comunque i miei compagni non mi consideravano una secchiona. Alla fine sono uscita dal Liceo abbastanza bene… nella media… insomma… normale.

Seee… e poi si scopre che avevi il massimo dei voti!

Per la verità ero sempre amica di quelle che avevano il massimo dei voti.

Poi biologia. Perché? Un professore, un’esperienza determinante, un ricordo infantile?

Fin da piccola avevo deciso di studiare qualcosa che avesse a che fare con gli animali. All’inizio avevo pensato di occuparmi di dinosauri.

Che però come animali sono… come dire?… un po’ defunti.

Già. Così ero passata alla veterinaria. Alla fine sono arrivata all’etologia e all’ecologia.

Eri una di quelle bambine che riempiono la casa di cani, gatti, pesci, uccelli, facendo disperare i genitori?

Anche miei genitori sono sempre stati amanti degli animali. E mi hanno trasmesso questa passione, insieme all’amore e al rispetto per la natura. E sì, avevamo in casa cani, gatti, pesci e anche una tartaruga. Che è l’unica sopravvissuta: c’era prima di me ed è ancora lì.

Le tartarughe, si sa, sono longeve. Non stupisce che ti abbia accompagnata. Sarebbe stato inquietante se fosse stato un gatto. Ma torniamo ai tuoi studi: è stata dura all’università?

Sì, ho trascorso le estati studiando. Anche perché, devo ammetterlo, durante l’anno accademico mi godevo la vita da studente. Perciò poi, durante i mesi estivi, dovevo recuperare. Te l’ho detto: non ho una gran memoria…

E ora sei qui. Lo rifaresti? Gli stessi studi, le stesse esperienze all’estero…

Sì, lo rifarei. Diverso, però.

In che senso?

Rifarei gli stessi studi ma in modo più strutturato. Finché frequenti l’università hai un percorso abbastanza determinato. Ma dopo, mi sono accorta, avrei dovuto fare scelte migliori per il mio curriculum. Certo, due anni di lavoro in Thailandia fanno colpo nel curriculum, ma lo fanno ancora di più se puoi accompagnare quell’esperienza con la pubblicazione di dieci articoli. Insomma, avrei dovuto coltivare meglio i contatti sociali.

Ne valeva la pena? E lo consiglieresti ad altri?

Certo, ne valeva la pena. E certo, lo consiglierei. Naturalmente consiglierei anche di strutturare bene i propri studi. Ma lo consiglierei sicuramente. Anche perché adesso c’è molto bisogno di persone che lavorino nell’ambito della conservazione.

Davvero? Prima dicevi che mancano i finanziamenti…

Infatti, ed è una grossa contraddizione. C’è un declino nelle specie ma c’è un declino anche nei fondi stanziati per proteggerle. Magari fra qualche anno si accorgeranno dell’errore.

Forse però sarà troppo tardi. Nell’attesa, a chi consiglieresti una carriera come la tua?

A chiunque nutra una grande passione per il proprio lavoro.

Damiana, anch’io nutro una grande passione per il mio lavoro. Ma io sono una pantegana di biblioteca e neanche mi sfiora l’idea di andare nelle foreste a occuparmi di gibboni e babbuini. Quindi quali caratteristiche sono importanti per chi voglia seguire le tue orme?

L’indipendenza, soprattutto. Molto spesso mi è capitato di ritrovarmi per intere giornate da sola nella foresta. Se in quelle situazioni non sai stare bene con te stesso, non ce la fai.

Hai mai avuto paura? Hai corso qualche pericolo?

In Thailandia, una volta, mi sono persa nella foresta e, mentre cercavo il sentiero per rientrare, ho visto un cobra neanche troppo lontano. E ho sentito voci umane, forse di bracconieri. Non penso che la mia vita sia stata in pericolo, ma in effetti in qualche occasione mi sono trovata in situazioni spiacevoli, perché anche in un paese come la Thailandia si possono fare brutti incontri.

La tua vita privata, i tuoi affetti, i tuoi hobby hanno mai sofferto per le conseguenze delle tue scelte professionali? Insomma, con tutti questi viaggi… Che ne so… una relazione sentimentale alla quale hai rinunciato per partire…

No, non fino a questo punto. Però talvolta mi pesa restare lontana dalla mia famiglia. Fino a qualche anno fa meno. Ma adesso la famiglia si è allargata, sono arrivati dei nipotini, e un po’ mi dispiace non poterli vedere per lunghi periodi.

Sembri molto radicata in Ticino.

Lo sono.

Una strana contraddizione per una persona che invece ha scelto di viaggiare a lungo e lontano per i propri studi, non trovi?

Lo so bene. Spesso è difficile, infatti.

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La passione per i microbi e le zecche

aprile 20th, 2010 — 5:20pm

Una giovane biologa da Rovio a Neuchâtel, fino a Bellinzona

di Marco Cagnotti

Te l’immagini concentrato su pensieri elevati e difficili, quindi scollegato dalla modesta, banale realtà quotidiana. Fra provette, campioni biologici, microscopi elettronici, telescopi, lavagne piene di formule, lo scienziato è una specie di monaco votato alla ricerca della conoscenza, quasi uno spirito disincarnato.

Invece no. Lo scienziato è il tuo vicino di pianerottolo, l’amica di tuo fratello, il ragazzo di tuo cugino (no, non è un errore: i tempi cambiano, per fortuna). Riempie la propria vita di cinema, letture di romanzi, scarpinate in montagna. Di affetti, viaggi, hobby. Litigate per il parcheggio. Ciucche memorabili. Solo che di mestiere fa lo scienziato, non il poliziotto o il contabile o l’architetto.

Simona Casati, per esempio. A vederla non sembra proprio il tipo da ciucche memorabili. Per il resto si direbbe una persona del tutto normale. A prescindere dalla passione che la perseguita da…

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