Pandemie, buchi neri negli acceleratori di particelle, global warming, cellule staminali, adulterazioni alimentari, ingegneria genetica, vita artificiale: i giornali ne scrivono (spesso cazzate) e tu non sai più che cosa pensarne. Sicché gli scienziati ti sembrano nel migliore dei casi apprendisti stregoni incoscienti e nel peggiore mercenari prezzolati da multinazionali e governi. Certo non ispirano una gran fiducia.
Ma la ricerca scientifica non può vivere isolata nella proverbiale torre d’avorio. Deve invece nutrirsi della fiducia della società, che la sostiene e la finanzia. Ergo, è importante sapere che cosa ne pensa lui, il cittadino-contribuente. Cioè tu.
Quindi fa’ il bravo e collabora al sondaggio messo in cantiere da “Scientific American” (con le sue 14 edizioni in altrettante lingue, compresa “Le Scienze”) e “Nature”, per capire se e quanto la società si fida della scienza, di chi la fa e dei risultati che ottiene.
Si fa presto a dire “6 miliardi”. Messo così, è un numero astratto. Che ti dice? Niente. Una massa informe.
Ma ciascuno è una faccia, una storia, un dramma. Non uguale al tuo, certo. Ma dal suo punto di vista, al centro del suo universo, ugualmente importante.
Sì, ma quant’è grande? Ché si fa presto a dire “grande”. Ma si può avere un’idea dell’estensione della marea nera che devasta il Golfo del Messico? Sicché in questi giorni sta rimbalzando da un blog all’altro un sito, Ifitwasmyhome.com, nel quale si può spostare a piacimento la patacca oleosa sulla superficie del pianeta. Esperimento: centriamola nel cuore della Svizzera, proprio sul Massiccio del Gottardo. Ed ecco qua: è più grossa del territorio della Confederazione.
arXiv è una delle risorse più preziose per i fisici: un deposito di articoli e preprint, catalogati e archiviati e gratuitamente scaricabili da chiunque. Una vera miniera, che consente di reperire vecchi articoli ma anche di essere aggiornati sulle ultimissime ricerche che ancora non hanno goduto del privilegio della pubblicazione sulle riviste. Certo, non è robetta leggera: se non hai almeno una laurea in fisica, è meglio che lasci perdere.
David Simmons-Duffin è un dottorando di Harvard che s’è messo in mente di… boh! Fare la parodia di arXiv? Di più: crearne una versione che sembrasse come arXiv, che all’orecchio suonasse come arXiv, ma che fosse… senza senso. Titoli e abstract sono, insomma, colossali supercazzole. Ed ecco snarXiv.
Perché lo ha fatto? David lo spiega nel proprio blog. E ce n’è per tutti: dal laureando (“Leggi gli abstract e rifletti tristemente sul fatto che tanto non capiresti meglio nemmeno i paper nel vero arXiv”) fino al famoso fisico (“Ricarica finché non trovi il tuo nome in fondo a qualcosa e poi vantatene”).
Per chi vuole cimentarsi in una piccola sfida c’è pure un gioco: arXiv vs. snarXiv. Ovvero: scopri fra due titoli qual è quello vero e quale la supercazzola.
Centinaia di siti, migliaia di articoli: come convivere con l’eccesso di informazione?
di Marco Cagnotti
In Internet trovi tutto. Ma proprio tutto. Dall’informazione allo svago, dalla scienza al cinema. Tutto: recensioni, racconti, commenti, articoli, immagini ad altissima risoluzione, filmati antichissimi. Tutto. Perché in Internet, il media più democratico della storia dell’umanità, chiunque può pubblicare qualsiasi cosa, senza filtri né censure (e sì, è proprio così, e nessun governo può farci nulla, e ci sono strumenti tecnici, anche piuttosto semplici, per fregare qualsiasi occhiuto spione).
C’è però un problema: se tutti parlano, la cacofonia diventa insopportabile. Ascoltare tutti diventa impossibile. Fuor di metafora: se esistono 100 blog che ti appassionano, come puoi tenerti aggiornato su tutto ciò che pubblicano? Certo non visitandoli ogni giorno, ché altrimenti passeresti le giornate incollato alla Rete. Come fare, allora? I feed sono la risposta: un formato semplice per la distribuzione dell’informazione, offerto ormai praticamente da qualsiasi sito Web.